Amare la poesia fino alla morte

A pochi giorni dalla Giornata internazionale della Poesia, che si celebrerà il 21 marzo 2015, segnaliamo una situazione presente in Medio Oriente che descrive l’amore per la poesia e la potenza che essa sprigiona, fino alla possibilità di morire per essa.

A Kabul esiste un’associazione letteraria, “Mirman Baheer” , creata e gestita da donne. Nella sua sede le poetesse e le redattrici lavorano alla luce del sole e sono composte da insegnanti universitarie, parlamentari, giornaliste, intelletuali. Non si può dire lo stesso delle donne che abitano nei paesi delle restanti province per le quali vi è un unico modo di condividere la propria Arte: dettare clandestinamente  i versi al telefono. Sono Landai (“piccolo serpente velenoso”), poesie di due versi che raccontano la condizione della donna nel Paese, i quali vengono poi ascoltati da altre donne alla radio, che condividendo il desiderio di libertà decidono di fare altrettanto, seppure il rischio sia altissimo e possa costare addirittura la vita.

E’ il caso di Zarmina (che firmava le sue poesie con lo pseudonimo “Rahila”) che viveva a Gereshk, a circa 600 chilometri da Kabul, per cui la radio era il suo solo tramite per il mondo esterno e le telefonate doveva farle di nascosto. “Era giovanissima, ma il suo lavoro era già impressionante per ricercatezza, originalità e coraggio.”, ricorda Ogai Amail, la responsabile dell’associazione che si occupa di trascrivere i versi durante le telefonate.

Zarmina usava diversi metri poetici per descrivere “la buia gabbia”, cioè le costrizioni che soffocavano la sua vita, e chiedeva ragione a dio e all’umanità di tanta sofferenza:

Due anni orsono, Zarmina stava leggendo al telefono le sue poesie d’amore quando la cognata la sorprese e l’intera famiglia si convinse che avesse un/degli amanti. Così i fratelli si produssero in un regolare pestaggio della ragazza e fecero a pezzi tutti i suoi quaderni di poesie. Due settimane più tardi, Zarmina si diede fuoco e morì all’ospedale di Kandahar dopo sette lunghi giorni d’agonia. Non aveva che 17 anni.

Ce ne sono centinaia come lei. Tutte le giovani artiste che ci chiamano al telefono sono in una posizione molto pericolosa. Sono tenute dietro alte mura, sotto lo stretto controllo degli uomini.

Fonti: lunanuvola.wordpress.com

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