Bambino di 10 anni prelevato con la forza a scuola dalla polizia. Siamo un paese civile?

Nessuna descrizione disponibile.Un ordine del tribunale da eseguire, un bambino che, per decisione dei giudici, non può più stare con la madre, e la polizia che interviene in una scuola pubblica portando via il piccolo di 10 anni per consegnarlo al papà. C’è tutto il dramma famigliare quello che si è consumato mercoledì mattina in una scuola dell’Alta Padovana. Alle otto del mattino la polizia si è presentata nella scuola che frequenta il bambino. Il compito è difficilissimo: gli agenti devono prelevarlo dalla mamma e portarlo in una struttura protetta, perché i giudici della corte d’appello di Venezia hanno deciso che la patria potestà del piccolo deve andare unicamente al papà. C’erano stati diversi tentativi di eseguire gli ordini dei giudici: doveva essere il padre a prelevare il bambino, il genitore ci ha provato più volte presentandosi nella casa in cui il piccolo sta con la mamma. Ma ogni volta il bambino si nascondeva. A quel punto è stato deciso che la separazione doveva avvenire in un territorio neutro, e, a tre mesi dall’ordinanza, l’esecuzione è avvenuta mercoledì. Ed è stata drammatica. I poliziotti si sono presentati a scuola con il papà, la mamma teneva il bambino per un braccio, i nonni, anche loro presenti, si sono avventati con tutta la loro rabbia sugli agenti. Il piccolo ha cominciato a scappare attorno alla scuola e altri agenti lo hanno rincorso, lo hanno preso e lo hanno portato via. Vicino, un’altra parente, aveva una videocamera con la quale ha ripreso tutta la scena. (tratto da Corriere del Veneto)

Da "Il Mattino di Padova": Roberta Lerici, presidente dell’associazione "Bambini coraggiosi" e l’avvocato Andrea Coffari, presidente nazionale del "Movimento infanzia" forniscono la loro ricostruzione dei fatti:

"Un bambino di dieci anni, al centro di una causa di affidamento, è stato prelevato con la forza da scuola per essere collocato in una casa famiglia. Tre persone si sono presentate in classe intimando ai compagni di uscire dall’aula. Una volta rimasto solo, il piccolo è stato prelevato con la forza, nonostante si tenesse disperatamente avvinghiato al suo banco, piangendo. Poi è stato trascinato per la strada, urlante da una serie di persone tra cui il padre, gli assistenti sociali, e alcuni poliziotti guidati da un consulente tecnico d’ufficio che aveva diagnosticato in lui una malattia rifiutata dalla comunità scientifica internazionale, la Pas (Sindrome da Alienazione Parentale)".

Intanto la famiglia assistita dall’avvocato Andrea Coffari, ha deciso di sporgere denuncia per le modalità disumane usate con il bambino, il quale chiedeva disperatamente aiuto senza che l’azione violenta s’interrompesse. Al danno, la beffa, una zia che si opponeva è stata duramente apostrofata da una poliziotta:”Io sono un ispettore di polizia, lei non è nessuno”.

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