Concorsi di bellezza per bambini anche da noi… finalmente! O no?

Sto leggendo, finalmente, L’uomo delinquente di Cesare Lombroso. Forse per questo motivo mi è scappato il “folli” del titolo. Ma non saprei quale altro aggettivo utilizzare per quelle madri che portano le figlie ai concorsi di bellezza che fanno tanto recinto delle vacche.

In Italia a un certo punto era arrivato il reality show Little Miss America, ma poi è stato cancellato. O sospeso. Comunque non si è più visto.

In effetti lo show era piuttosto agghiacciante. Soprattutto pensando (e non ci vuole una laurea) alla felicità dei pedofili che, seduti comodamente sul divano, potevano godere (e stavolta l’aggettivo non l’ho usato a casaccio) delle bimbe e dei bimbi tutti agghindati che nemmeno le Kardashian delle peggiori puntate (se non sapete chi sono le Kardashian, meglio).

Un’amica, Laura, ha postato su Facebook foto e articolo di una delle tante madri americane che vivono in funzione dei concorsi di bellezza a cui far partecipare la figlia. In questo caso la piccola si chiama Savanna e ha tre anni. Sua mamma, Lauren Jackson, afferma nelle varie interviste che, se da un lato è vero che trucca e spruzza ogni mese di abbronzante la figlia, dall’altro lo fa con prodotti sicuri.

Nel 2010 mi era capitato di contattare una delle tante associazioni americane che organizzano questo tipo di concorsi. In particolare avevo telefonato a quella di Las Vegas e mi era capitato di parlare con una signora che, un po’ sorpresa dalla telefonata dall’Italia, si stupiva ancora di più delle domande.

Tra le altre cose le avevo chiesto il perché del voler far assomigliare le bambine a delle pin up. La signora rispose: “Perché sono belle. Le bambine devono essere belle“. Provai un: “Ma le bambine sono belle proprio perché sono bambine”. E lei perentoria rispose che: “Certo. Ma non ai concorsi di bellezza. Qui devono essere tutte belle”.

Mi spiegò che alcune hanno imperfezioni, che pur essendo piccole sono già pelose e che, comunque, non possono certo andare sul palco senza prima aver imparato a sfilare. Credo che quella telefonata sia stata una delle poche che mi lasciò senza parole. Non avevo più argomenti. Mentre la signora parlava guardavo le foto del loro sito.

Il destino nel nome

Chiesi ancora cosa ne pensava dell’omicidio di JonBénet Ramsey, la reginetta di bellezza che nel 1996, all’età di sei anni, fu trovata uccisa in casa sua. Il caso è ancora aperto. Disse che le disgrazie capitano. Che poteva capitare a chiunque. E probabilmente aveva ragione. Anche se chiamare “disgrazia” un omicidio mi parve (e mi pare tuttora) fuori luogo.

Le madri che portano le figlie ai concorsi di bellezza sono donne che hanno deciso di portarcele ancora prima di averle. Quando la figlia arriva hanno già pronto un nome ben lontano da Mary, Elizabeth o Paula. Basta dare un occhio all’elenco delle concorrenti: Essence, Savannah, Alaska, Destiny, Skylar, Trinity, Story…

Nomi così non si scelgono a caso. Si chiama la figlia così perché la si vuole diversa dalle altre, migliore, in vista. E non c’è niente di male, solo che si parte dal presupposto errato: un nome assurdo (Essenza, Destino, Storia, Trinità) che si vorrebbe indimenticabile. Una sorta di “destino nel nome”. Ai concorsi di bellezza per bimbe non c’è una sola Mary.

Qualche critica, nulla più

Anche JonBénet era stata chiamata così francesizzando il nome del padre John Bennett Ramsey. Ultimamente il reality sui concorsi di bellezza (che in originale si intitola Toddlers&Tiaras) è stato criticato. Alcuni psicologi hanno fatto notare che far salire sul palco delle bambine che imitano atteggiamenti degli adulti (compreso fumare) non è sano.

E hanno altresì fatto notare che se davvero gli organizzatori sono convinti che i pedofili non guardino la tv sarebbe opportuno far loro un corso sulla pedofilia. Non male come atteggiamento. Ma evidentemente non è stato sufficiente. Toddlers&Tiaras è arrivato alla sesta edizione e, comunque, è la punta dell’iceberg.

In tutti gli Stati Uniti ci sono concorsi e reginette di bellezza (dall’asilo al liceo). La bellezza, quella omologata, di plastica, finta è venerata, voluta, cercata. Le madri che portano le loro figlie ai concorsi sono donne ossessionate dalla perfezione. Una perfezione che è solo nella loro testa. Sono ossessionate dalla voglia di emergere. Per interposta persona.

Se tu vinci, io vinco

Come accade nella sindrome di Munchausen per procura. In quel caso le madri fanno di tutto per frequentare ambienti ospedalieri, incluso avvelenare i figli. Questo dà loro l’occasione di stare a stretto contatto con i medici e di ottenere attenzione (sia da chi ha in cura i loro figli, sia da amici e parenti che tentano di portare affetto e aiuto).

Nel caso dei concorsi di bellezza, le madri (che parlano sempre al plurale: “Siamo arrivate prime!”) sottopongono le figlie a ore e ore di trattamenti “di bellezza”: le depilano, le cospargono di creme autoabbronzanti, le truccano, le vestono, la acconciano. Anche guardando solo un paio di puntate di Little Miss America il disagio provato dalle bambine è evidente.

Naturalmente le madri sostengono che “ha pianto solo questa volta, non ha mai fatto così”. La stessa cosa che molti mariti dicono delle loro mogli: “E’ la prima volta che sbatte la faccia su una porta aperta”. Negli ultimi tempi qualcuno ha gridato, ma nemmeno a pieni polmoni, allo scandalo.

Segui i soldi

Una delle madri ha praticato iniezioni di botox alla figlia di otto anni. Ma la critica è rimasta ferma lì. L’indotto del programma e, più in generale, dei concorsi è tale che nessuno ha interesse a fermare la macchina da soldi. Le madri, infatti, spendono molti più soldi di quanti ne vincano (perché i premi in palio, ovviamente, sono in denaro).

Per i costumi, l’acconciatura, le lezioni di canto, ballo, portamento, recitazione, i prodotti di bellezza (botox incluso), ogni volta arrivano a pagare cifre che sforano i 3.000 dollari (a concorso). I premi in palio, di solito, sono commisurati all’importanza del concorso. Si va dalle poche centinaia di dollari ai 5 o 10.000 dei concorsi più in vista.

Concorsi che offrono alle madri l’illusione di vincere, di arrivare prime, di essere apprezzate per il lavoro che hanno fatto sulle figlie. Di afferrare il sogno americano di bellezza e perfezione. Un sogno effimero come l’autoabbronzante, come il botox, come il sorriso delle loro bambine.

articolo tratto da: www.tutticrimini.com del 27 dicembre 2013

Una PETIZIONE ONLINE  per dire NO ai concorsi di bellezza per bambini:

http://www.comunicareilsociale.it/no-ai-concorsi-di-bellezza-per-bambini/

 

Commenti

Codice di verifica * Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.