Domani sciopero dei migranti

Per il terzo anno consecutivo manifestazioni in tutta Italia per dire “no” al razzismo.

Matteo Scorza – 29 febbraio 2012

«Cosa succederebbe se i quattro milioni e mezzo di immigrati che vivono in Italia decidessero di incrociare le braccia per un giorno? E se a sostenere la loro azione ci fossero anche i milioni di italiani stanchi del razzismo?». Con questa provocazione l’1 marzo 2010 è stato lanciato il primo sciopero dei migranti, che ritorna domani per il terzo anno consecutivo nelle principali città italiane.

L’obiettivo è puntare il dito contro il razzismo che inquina la società italiana, sia a livello istituzionale (la Bossi-Fini ne è il manifesto) che nelle sfere del mondo lavorativo, della convivenza civile, della vita politica, del sistema dell’informazione.

L’Italia rimane in sostanza un Paese arretrato rispetto alla capacità di accogliere e includere, lambito da un razzismo a tratti manifesto a tratti mascherato dietro luoghi comuni duri a morire, affetto dalla sindrome del “Not in my backyard”. Molte ricerche – anche recenti – dimostrano come gli italiani siano tanto pronti ad allontanare da sé le accuse di razzismo quanto a dichiararsi indisponibili ad avere persone di altre etnie come vicini di casa, colleghi di lavoro, co-utenti di spazi comuni di esercizio delle proprie funzioni pubbliche e sociali.

Lo sciopero dei migranti di quest’anno si intreccia direttamente con le recenti mobilitazioni per l’estensione dei diritti di cittadinanza, la campagna “L’Italia sono anch’io” per garantire la cittadinanza alle seconde generazioni nate sul nostro territorio e la raccolta firme per riconoscere il diritto di voto agli immigrati che vivono stabilmente in Italia.

La manifestazione assume un importanza ulteriore alla luce di quei recenti fatti di cronaca che dimostrato quanto posizioni xenofobe rimangano profondamente radicate nel tessuto sociale, alimentate da una coltre di ignoranza e spesso accompagnate da tentativi di sdoganamento di forze politiche che cercano di edulcorare sull’arena pubblica la propria anima razzista. Il raid al campo nomadi delle Vallette di Torino – con tanto di messa in scena di un finto stupro commesso da uno degli abitanti del campo e di fiaccolata in sostegno alla falsa vittima – e l’uccisione dei due cittadini senegalesi per mano di un simpatizzante di Casa Pound a Firenze sono testimonianze feroci e lampanti.

Ma, ancora più in profondità, i migranti che vivono nel nostro Paese, si trovano a combattere una battaglia quasi quotidiana contro un razzismo invisibile, fatto di gesti e pensieri di esclusione e contrapposizione. Per questo la manifestazione si configura come una forma di mobilitazione proattiva, con il coinvolgimento di tutti quei cittadini italiani convinti della necessità di un’Italia più equa, aperta, solidale e accogliente.

(Fonte: Articolo3 del 29/02/2012)

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