Echiseloscorda! Racconti di Servizio Civile

#echiseloscorda: l’intervento di Matteo Zocchi alla Camera dei Deputati

Signora Presidente,

se alla fine di ogni ciclo importante si dovesse fare un bilancio, oggi sarebbe uno di quei giorni.

Il mio servizio civile volge al termine, dopo un anno. Mi chiamo Matteo Zocchi, ho 23 anni e sono stato impiegato, insieme ad altri quindici ragazzi, come volontario in Servizio Civile presso i Servizi Sociali del III Municipio di Roma. Credevo di essere preparato su quello che avrei trovato, eppure, solo quando la crudezza di certe situazioni mi ha toccato nel quotidiano mi son reso conto di non aver mai compreso appieno la difficile realtà che vive tanta gente: rabbia, scoramento, urla, sussidi, tossicodipendenti, disabili, minori, anziani, dolore, lacrime.

Primo intervento

Viviamo in una società feroce. Qualcuno non ce la fa, viene fagocitato. E quei “qualcuno” sono tutti lì, in quel microcosmo di disperazione. Il capitale umano ridotto ad essere ombra di se stesso, inerme, sconfitto. “Un’esperienza che ti cambia la vita”, recita lo slogan del Servizio Civile Nazionale. Sembrava retorica solo un anno fa, oggi penso sia vero. Ho imparato tanto, partendo da mille difficoltà, da mille insicurezze. Ho imparato ad orientarmi nelle lande della burocrazia, negli ospedali, nelle ASL, negli uffici. Ho imparato a guardare una persona per quello che è, non per quello che appare. Ho visto persone che si sono rialzate nonostante il dramma. Ho visto persone che, non avendo centrato un obiettivo, sono rimaste schiacciate dal peso dei propri errori. Ho visto persone sorridere della propria condizione disastrosa. Ho visto persone piene di gratitudine alla prima mano tesa verso di loro. Ho visto uomini e donne forti venire a chiedere aiuto, con dignità. Sono arrivato ad apprezzare piccoli gesti: un sorriso, un “grazie”, un cenno d’intesa, degli occhi lucidi. Ho visto persone orgogliose di passare il tempo con noi, come fossimo dei nipoti, dei figli, come se potessero avere un’altra possibilità. Ho dato un volto ai trafiletti di cronaca in cui ogni tanto ci si imbatte e quasi con distacco si legge. Mi sono immedesimato in ognuno di loro, cercando di immaginare come avrei reagito io. Ho visto persone voler condividere quel poco che avevano. Ho visto persone felici di poter essere trattate come tali; alcuni -non fatico a crederlo- lo avevano dimenticato. Ho visto i miei colleghi volontari migliorare accanto e insieme a me. Ho visto esseri umani.

Da loro, da tutti loro, ho imparato qualcosa. Chi vuole vivere in un Paese migliore deve fare esperienza di tutto questo e toccare con mano. Chi ha la pretesa di ricostruire e di guidare questo Paese è da qui che deve ripartire. L’esperienza è stata enorme, mi ha lasciato un bagaglio di vissuto che, mi rendo conto, non tutti ricevono.

Oggi si esce da scuola, dall’università con tante nozioni nella testa e poca pratica della vita al di fuori. Tirocini, stage, collaborazioni non riescono a dare pienamente l’idea di quello che ci aspetta e, quando ce la danno è una visione distopica che ci allontana dalla percezione dell’altro, del prossimo. In una società vinta dall’egoismo in cui si pensa ad emergere non come gruppo ma come individualità siamo ormai messi l’uno contro l’altro, avvolti in una spirale di competitività.

Mors tua vita mea, il pensiero comune. La legge della giungla, di fatto.

Noi, controcorrente, abbiamo praticato la solidarietà, facendone un modus vivendi quotidiano. La costruzione di una società diversa, più aperta, più tollerante, più solidale, una società tra pari, passa da esperienze come questa fatta da ragazzi in formazione come noi. Se tutti avessero l’opportunità di viverle, nutro l’assoluta convinzione che il futuro di tutti sarebbe migliore. O quantomeno farebbe meno paura. Nel frattempo, ripartiamo da noi oggi. Più consapevoli, più forti, più riflessivi, più aperti, arricchiti, temprati, più saggi, più umani. Dopo un anno di servizio civile mi sento una persona migliore. Non migliore di altri, migliore di prima. Grazie.

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