Etna – Parossismo 24/04/2012

Il confronto con l’Etna è sempre acceso. Una sorpresa in regalo ad un attesa snervante, oppure una pesantissima delusione. Questo è il nostro vulcano, in ogni caso fa parte della nostra vita ed è la fonte dei nostri più grandi momenti di emozione.La notte tra il 22 ed il 23 aprile, parte velocemente un trabocco e un attività stromboliana che annuncia già l’inizio dell’ennesimo evento parossistico, il venticinquesimo dal Nuovo Cratere di Sud-Est. L’attività sembra aumentare ma si tratta solo di una falsa partenza. Così improvviso come comincia, il fenomeno si estingue e il Monte dei Monti si offre qualche ora di assoluta pace.Nel tardo pomeriggio del 23 aprile lo stesso, l’identico fenomeno si ripresenta ma stavolta è più netto il picco del tremore. Dopo qualche ora di incertezza decido di salire, armato solo della speranza che non voglia fare altri scherzi e con la certezza di passare una bella serata in compagnia tanto del vulcano quanto degli amici. La risalita sull’addome di Monte Zoccolaro ogni volta è più faticosa di quanto io riesca a ricordare. Soprattutto se illuminata dalla flebile luce di una torcia a dinamo, unica fonte di luce in mezzo al bosco. Anche se di punti luminosi, uno di fila all’altro, quegli alberi ne stanno vedendo parecchi. Tutti affrontano la fatica di un estenuante risalita pur di godere di qualche ora di forti emozioni. La stanchezza mi vince per qualche momento, così lascio il passo a qualche instancabile turista tedesco, che tentando di parlare un goffo inglese a inizio percorso, mi aveva chiesto quanti minuti distasse la base dalla cima. "40 minutes" è stata la mia risposta, cercando di non sbagliare eccessivamente la pronuncia.Quanta impressione fa quell’oscurità… a me che sono sempre stato abituato a vedere quelle cortecce con la luce del sole. Tutto appare più tetro, ma l’iniziale timore lascia con l’abituarsi il posto alla sensazione del vento che soffia tra i rami e crea un rumore unico e rilassante.Una volta sulla cima, su quel piccolo e sempre solitario spazio, mi ritrovo in compagnia di diversi turisti, appassionati o semplici curiosi e addirittura una volpe che annusa incuriosita qualche treppiede. Gli uomini e le donne creano un frastuono che supera quello del vulcano. Con l’irrefrenabile miscelarsi di accenti provenienti da ogni parte della provincia o della regione. Ma tra le varie cadenze, si riuesce sempre a riconoscere una domanda comune: "a quant’è u tremuri?" e chi poteva si affidava al cellulare o marchingegno di ultima generazione, per una veloce salto su internet. "Ancora è a 18 !" esclama rassegnato un ragazzo del siracusano.L’Etna ci sta forse prendendo in giro ? Tanto forte e netta la partenza del tremore, poi l’improvviso rallentamento.Stanchi e sicuri di non poter resistere contro il freddo e la stanchezza, decidiamo di scendere e fare strada verso casa. Ora non so se sia più la passione che ci dia tanta forza d’animo, se l’amore per quella cosa verso cui abbiamo tanto attaccamento. Se il semplice desiderio di non tornare a casa con quel senso di insoddisfazione che cerca appagamento. La pazienza riprende il posto che aveva cavato lo stremo, rafforzata da qualche esplosione che finalmente comincia a farsi più alta e continua. Dopo essere scesi a metà strada, si gira l’auto e si ricomincia a salire, cercando una posizione almeno nel paese più vicino. Zafferana, sempre vuota e dormiente a quegli orari, accoglie i boati crescenti di un parossismo che aspetta solo di essere ammirato. Ma non prima di farci penare un pò contro qualche banco di nebbia che passa tra i tetti delle case più alte del paese. E ancora una volta, quando si sta per desistere per l’ultima volta, il vulcano offre la sua clemenza e si apre un varco tra le nuvole.Uno spettacolo straordinario, il vento spinge la nube di cenere d’apprima verso nord, permettendoci di vedere la faccia migliore della fontana, poi la costringe a deviare, contorcersi su se stessa e passare proprio sopra le nostre teste. Ma fortunatamente la cenere continua a cadere nell’altra direzione. Le fontane diventano sempre più alte; 200,300, infine sembrano superare i 600 metri. E tutto appare come un quadro rosso con qualche tinteggio scuro. La colata è una vera e propria valanga, scende con una velocità impressionante e si riesce quasi a vederne il movimento. Uno show che ci ha fatto attendere per una serata e una nottata intera, costandoci sforzi fisici e mentali ma che è valso la pena di tutto. In conclusione il ritorno a casa con la luce del sole ed un altra espressione sul viso.Per un appassionato queste parole hanno un senso, per il resto del mondo è follia !Antonio De Luca(tonyetna@hotmail.it)Etna – 24 aprile 2012

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