GIOVANI OSPITI

E’ con grande rispetto che si prova a capire, parlando con alcuni ospiti di una comunità, chi sono questi ragazzi ai quali l’alcool e la droga hanno annientato le amicizie e gli affetti, la famiglia, le speranze, il futuro, la salute e, ai più sfortunati, la vita. Parlando vengono fuori le loro personalità, le loro passioni, i loro drammi e i loro percorsi.

Come quello di F.T., 24 anni, foggiano, e l’alcool. Decine di bicchieri di alcool ogni sera per divertirsi, per affrontare i ritmi della discoteca:

“Una sera ho bevuto quindici bicchieri e un bel po’ di pasticche di ecstasy. Da normale non ti diverti in quei posti. Si aumenta il movimento, le emozioni, il cuore, il battito. Se sei lucido in questi posti non riesci a resistere, è una questione di musica, di ritmi”.

F. S . ha cominciato giovanissimo a bere l’alcool:

“All’alcool ho aggiunto l’lsd, il fumo, la cocaina e l’ecstasy. Ad un certo punto una droga bilanciava l’altra, prendevo l’ecstasy perché non volevo si vedesse che ero fatto; ingurgitavo pasticche per evitare che i miei amici si accorgessero che ero un drogato e per non sentirmi che ero un pesce fuor d’acqua”. Da due anni F. S. è in comunità e lavora nella falegnameria.

“Mi sembra quasi impossibile per un fighetto che ero io, ma resterò fino alla fine del programma”.

Così M. C. che quando arrivò in comunità aveva un occhio pesto. Alcolista da dieci anni, frequentava i bar e le discoteche. Aveva cominciato a bere all’età di quattordici anni. A ventiquattro con un fegato a rischio cirrosi ha deciso di farsi aiutare. Un anno dopo il suo arrivo in comunità non è più uno zombi. E’ rinato insieme agli altri ospiti. In occasione del suo compleanno ha potuto riabbracciare dopo un anno sua madre e suo fratello.

Passeggiando per la comunità passiamo di fronte ad una grande casa in muratura che ospita quattordici giovani ospiti. Il più grande d’età ha compiuto quarantasette anni il più piccolo diciassette! Una struttura destinata a crescere perché non riesce più ad assorbire l’esorbitante domanda: decine di richieste di ingresso al mese di alcolizzati e tossicodipendenti!!!

Ci vogliono delle regole ma non bastano. Non basta il divieto . Ai ragazzi va proposto un ideale, va proposta una strada, vanno proposte delle argomentazioni, delle ragioni. Ricevo, nella mia professione, tantissime testimonianze di giovani ragazzi che hanno sciupato anni in mezzo all’ alcool fino ad abbruttirsi e a provare schifo per la vita e, adesso, vogliono uscirne fuori.

Bisogna far capir loro che c’è un’altra strada da percorrere, attraverso la quale si scopre la grandezza e la bellezza della vita. E’ la strada della moralità e dell’impegno. Lo Stato faccia la sua parte, ma non basta. Gli agenti educativi, in primis la famiglia e la scuola, devono fare appieno la loro parte. Sarebbe bene che la loro parte la facessero anche i mass media, soprattutto la televisione e i giornali. Si discute, ad esempio, sull’importanza di distogliere i giovani dal mito dell’alcol ed un quotidiano nazionale pubblica intere pagine di giornale al mito della birra! No che i mass media devono diventare bacchettoni, ma gli eccessi sono eccessi. Un conto è bere un buon bicchiere di vino, ed un conto è ubriacarsi.

Cari giovani, se proviamo a mettere la mano sul fuoco, ci scottiamo.

Sapete che la salute è un grandissimo dono. Avere un corpo senza malattie ed un corpo bello è un grandissimo dono. Essere intelligenti ed avere un cervello è un grandissimo dono. Perché dobbiamo mettere la mano sul fuoco? Perché rovinare la salute con l’alcol e con la droga?

A parte che il cervello evapora, a trent’anni ci ritroviamo con la cirrosi. Allora proteggiamo la salute come il bene più prezioso! Sperperarla è da imbecilli!

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