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I NOSTRI FIGLI IN SIRIA Di Asmae Dachan e doppiaggio di Luca VioliniOgni genitore vorrebbe comprare ai propri figli giochi per farli divertire, libri per farli istruire, abiti e scarpe per vestirli, cibo e bevande per nutrirli. Vorrebbe alzarsi di notte con il sorriso per andare nella cameretta e rimboccare loro le coperte; svegliarli poi la mattina, aiutarli a prepararsi, portarli a scuola, salutarli e poi riabbracciarli dopo il lavoro, mettersi sul divano, farsi raccontare la loro giornata, guardare i loro occhi illuminarsi quando si emozionano, sfogliare con loro i quaderni per vedere cosa hanno imparato di nuovo, stringerli forte a sé, guardare un film insieme … Sono immagini di vita quotidiana: perché, vi starete allora chiedendo, perché questo testo usa il condizionale? Perché in Siria, da 11 mesi, non esiste più tutto ciò. In Siria è stato proprio il coraggio e l’amore per la libertà di un gruppo di bambini della città di Dar’à, che hanno scritto sul muro della loro scuola "Il popolo vuole la caduta del regime" a scatenare la repressione e le violenze scellerate del regime sanguinario, al potere da oltre 40 anni. In Siria da 11 mesi i civili inermi stanno subendo violenze indicibili, sono sotto il tiro dei cecchini e dei carro armati. Ad oggi, si contano oltre 7000 morti, di cui oltre 400 sono bambini! Bambini strappati alla vita, all’amore delle famiglie, dei parenti, degli amici, bambini privati del diritto a giocare, sognare, crescere. Oltre 400 fiori recisi dalle mani criminali del dittatore assad e delle sue milizie. Oltre 400 piccole voci che riempivano le vite e le case di madri e padri, le classi delle loro scuole, le stradine delle loro città, i giardini e i campetti sportivi e che ora tacciono per sempre. Oltre 400 innocenti pieni d’amore e curiosi di scoprire la vita, che oggi dormono un sonno eterno. Oltre 400 piccole anime che resteranno per sempre nel cuore e nei ricordi di chi li ha amati, compresi gli altri bambini con cui condividevano le giornate a scuola o i pomeriggi di gioco. 400 volte addio a questi angeli puri. Le loro storie bruciano nella nostra anima come marcature a fuoco. I nostri figli in Siria hanno conosciuto cosa vuol dire tortura, cosa vuol dire morire per un’infezione, per un proiettile che penetra il corpo, per una granata lanciata sulla propria casa. I nostri figli in Siria hanno imparato cosa vuol dire passare giorni senza mangiare né bere, cosa vuol dire morire dal freddo, perché il regime ha appositamente tagliato la corrente e il gas e non permettere ai rifornimenti di raggiungere i centri abitati. In Siria i nostri figli hanno provato cosa vuol dire vedere il proprio padre o la propria madre morire davanti ai propri occhi, cosa vuol dire guardare la paura negli occhi … In Siria i genitori oggi si trovano costretti a comprare sudari per i propri figli e quando non è possibile gli danno l’ultimo saluto avvolgendoli nelle loro stesse copertine. Quale umanità può accettare tutto questo?In Siria i nostri figli muoiono due volte: la prima per mano del regime, la seconda per colpa dell’indifferenza del mondo!Non siate complici di questa strage degli innocenti!

A due anni dall’inizio del conflitto l’Unicef ha presentato il rapporto "I bambini della Siria: una generazione perduta". Oltre 2 milioni di bambini ne stanno pagando le conseguenze, 500mila dei quali hanno già abbandonato il paese e vivono come sfollati. L’Unicef che assite più di 300mila piccoli, lancia l’allarme: mancano finanziamenti

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