Il caso Kony2012: il documentario di Invisible Children tra web e società

Articolo di Umberto Pellegrini

Da alcuni giorni gira sui maggiori social network e sul web un video: Kony2012. Ha ottenuto tantissime visualizzazioni in poco tempo, e queste sembrano aumentare esponenzialmente, facendo divenire la campagna un fenomeno virale. Questo video ha attirato molte ovazioni e critiche, come è normale che succeda dal momento che si prende una posizione forte e che riusciamo ad ottenere attenzioni.

Con questo post però cercherò di non prendere una posizione sull’attività di Invisible Children; servirebbe un’attenta ed accurata riflessione per potersi fare un’idea solida, positiva o negativa che sia, sul suo operato, oltre che un’esperienza nel settore ed una conoscenza del territorio e della sua storia che io sicuramente non ho, e che penso in pochi abbiano.

Oltretutto navigando per la rete potrete sicuramente trovare alcuni post ed articoli molto interessanti ed obiettivi, pro e contro l’iniziativa, e farvi una vostra personale idea.

Vi sono diversi spunti di riflessione però emergenti dalla campagna Kony2012 che penso siano degni di essere trattati qui, nella speranza che si possa aprire una bella e costruttiva discussione.

Il primo punto di notevole interesse, a parer mio, è che finalmente viene esplicato un ribaltamento, ancora in atto, di alcuni strumenti di potere ed influenza. Un ribaltamento che già oggi sta cambiando la storia e che sicuramente cambierà il futuro dell’umanità e del sistema in cui essa vive, che è quello su cui si basa l’iniziativa per apportare il suo cambiamento.

Fino pochi anni fa, avevano un peso rilevante, per avere ed esercitare il potere, il denaro e le conoscenze. Oggi invece, con l’avvento e l’espansione del web, la credibilità/reputazione e l’approvazione delle persone riacquistano un valore perduto da tempo, se non, forse, mai avuto.

Questo avviene perché lo scenario appunto è cambiato: se prima era possibile influenzare, se non manovrare l’approvazione delle persone creandosi una credibilità/reputazione, consentitemi il termine, “truccata” attraverso svariate iniziative specifiche, quali potevano essere quelle comunicative e che richiedevano denaro, oggi questo è più difficile in quanto le persone ora hanno molti più strumenti per informarsi proattivamente, non solo, le informazioni sono anche più facili da trovare… tutto ciò in un mondo nel quale queste circolano anche più facilmente e velocemente.

Questo porta ad una “massa critica”, che ha delle pretese e delle aspettative verso chi ha un qualsivoglia grande o piccolo potere, che sia un governo, che sia un’azienda o una persona e sarà quindi più difficile per quest’ultime fare finta di non sentire, e sarà più difficile per non intaccare la loro reputazione ed i loro rapporti, o peggio ancora (almeno per loro) per non scatenare una qualsiasi rappresaglia.

Diventa quindi più facile venire a conoscenza dello sfruttamento di bambini da parte di un’azienda in un piccolo paese sperduto dalla parte opposta del Globo, scoprire qualche sotterfugio politico oppure confrontarsi con persone con cui non avremmo mai potuto farlo così facilmente prima.

Ed è anche per questo che il secondo punto ad interessarmi è correlato al primo. Ribilanciando i pesi, l’importanza da dare ai diversi stakeholders di un’organizzazione nel perseguire le sue strategie ed i suoi obiettivi riesco a vedere solo due futuri possibili:

1 – le aziende, i governi, le ONG iniziano a sviluppare un’organizzazione coerente ai loro principi ed a quelli dei loro stakeholders, mettendo fine quindi alla promozione della Corporate Social Responsibility da una parte del pianeta violandone i presupposti nello stesso momento da un’altra parte, mettendo fine alla pubblicità ingannevole o a mirate omissioni per portare l’altro, il consumatore, a fare quello che si vuole,… sintetizzando questo scenario vedrebbe un circolo virtuoso in cui tutti, persone ed organizzazioni, puntano a migliorarsi ed a migliorare i loro rapporti con gli altri, a creare forti e durature relazioni “win-win” per una società ed un mondo migliore;

2 – le persone, indigeste di tutte le informazioni reperibili, ritornano ad uno stato di apatia secondo la mentalità “tanto non posso cambiare nulla”, “tanto fanno tutti così”, che farebbe sì che anche in quei pochi casi in cui questi verrebbero a conoscenza di certe informazioni, si volterebbero dall’altra parte.

Io credo maggiormente nello scenario 1, in quanto sono convinto che le persone abbiano l’obiettivo di passare in qualche modo alla storia, di essere utili e di sentirsi importanti (che sia apparendo alla TV, diventando una persona potente, o mettendo su una famiglia felice e crescendo bene dei figli) il che implica un spirito di “protagonismo” che dovrebbe essere assopito nel secondo caso.

Nonostante queste brevi riflessioni rimango sicuro che sempre più nel futuro sarà rilevante il ruolo che le organizzazioni avranno nella società e come lo manterranno. Sono fermamente convinto, ancor di più dopo questa campagna, che la trasparenza e la coerenza saranno dei principi fondamentali, da cui non si potrà prescindere.

Detto ciò, alcune altre domande che mi pongo sono:

è giusto trattare questi temi coinvolgendo così fortemente e direttamente l’emotività delle persone?

come sarebbe stato possibile creare un video più esaustivo senza omettere dati importanti quali quelli che le critiche avrebbero preferito fossero comunicati?

voi con le vostre conoscenze ed esperienze, come inquadrate questa iniziativa e questa tecnica promozionale nel percorso evolutivo che sta vivendo la comunicazione?

Commenti

Codice di verifica * Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.