I’M A GIRL PROJECT

“Sono una teenager bella come sono”: campagna a NY
Il sindaco Bloomberg lancia una massiccia iniziativa, a base di cartelloni disseminati ovunque in città, per insegnare alle ragazzine ad accettare se stesse e il proprio corpo. Ma non tutti applaudono
I dati americani parlano chiaro: più dell’80% delle bambine di 10 anni ha già timore di essere grassa; una cifra variabile (in base ai diversi studi) tra il 40 e il 70 per cento disprezza alcune parti del proprio corpo; e l’età in cui si comincia ad avere problemi con la propria immagine fisica si abbassa sempre di più, attestandosi intorno ai 6-7 anni. Anche se il picco della disistima si raggiunge tra i 12 e i 15 anni . Di fronte a questo scenario, il sindaco di New York Michael Bloomberg ha deciso di correre, per quanto possibile, ai ripari. Lanciando una massiccia campagna, a base di cartelloni su autobus e metropolitana, per convincere le ragazzine della sua città a essere orgogliose di se stesse. Del proprio aspetto, della propria etnia, del proprio modo di essere. Al contrario di quanto impongono i modelli di bellezza impossibili delle pubblicità.

Il tema è molto sentito anche dall’amministrazione Obama (grazie alla sensibilizzazione di Michelle) e tocca tutto gli Stati Uniti. Ma in Europa il problema è analogo: invogliare le teenager a riconciliarsi con la propria immagine è la scommessa del nosrto secolo. Una necessità psicologica che coincide con un’esigenza di salute pubblica: il fenomeno della fiducia zero potenzialmente genera disturbi alimentari, ricorso all’alcol, obesità, relazioni sessuali precoci. Il sindaco di New York, Michael Bloomberg, si è fatto carico del problema e ha deciso di lanciare un’inedita campagna pubblicitaria per rafforzare l’autostima delle teenager, bombardate solitamente da pubblicità di segno opposto.

E così a partire da questa settimana, su autobus, metro e nelle strade della metropoli, compaiono i volti sorridenti di tante bambine. Grasse e magre. Grandi e piccole. Con particolarità diverse: “Sono intelligente, coraggiosa, creativa, simpatica,affettuosa…” recitano i vari slogan. Ma su tutti i cartelloni compare un identico leitmotiv: “Sono una ragazza, sono bella come sono”. In tutto, le ragazzine usate come modelli sono quindici, e rappresentano tutte le razze e i colori della città: bianche, nere, latine, asiatiche. Colte in varie attività quotidiane: giocano a basket, a scacchi, leggono un libro o corrono. Gli slogan cambiano, anche se girano intorno allo stesso concetto il valore al di là dell’aspetto estetico: “Sono allegra, coraggiosa, forte, curiosa, intelligente, socievole”, dice ad esempio Devoray, un’afrocamericana di 12 anni.

Un’iniziativa sicuramente lodevole, almeno sul piano delle intenzioni. Per una parte dei terapisti specializzati nei disagi infantili e adolescenziali, è un buon inizio: “Insistere sul fatto che ciascuna ragazza può fare tutto, amarsi e apprezzare il modo in cui è” ha dichiarato ad esempio la dottoressa Tiffanie Davis Henry, “è un messaggio che, più spesso è sentito, più risulta efficace”. Ma c’è un gruppo di esperti che dissente, come la blogger di Babble.com Carolyn Castigilia: insistere su una campagna di genere, indirizzata solo alla ragazze, accentua le differenze e le discriminazioni tra i sessi, “e rinforza l’idea che per un’adolescente la bellezza resta l’elemento principale”. Il dibattito è aperto.

di CLAUDIA MORGOGLIONE tratto da Repubblica del 4 ottobre 2013

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