Io ho nove anni – il reportage apparso sul National Geographic

La galleria di ritratti di ragazzi e ragazze di nove anni che Robin Hammond ha incontrato in giro per il mondo (per l’esattezza visitando 80 paesi). A tutti ha posto le stesse nove domande sull’effetto che essere un maschio una femmina aveva nelle loro vite.

La galleria e l’articolo di Alexa Keefe – che segue – aprono il numero di gennaio (sia versione cartacea che web) del National Geographic. Il video a questo link.

Che cosa significa per te essere maschio o femmina? Come cambierebbe la tua vita se fossi dell’altro sesso? Che cosa ti rende triste o felice? Bambini e bambine di tutto il mondo spiegano come il genere di appartenenza influisce sulla loro vita.

“I ragazzi di nove anni sono abbastanza grandi da sapersi esprimere con chiarezza sulla loro vita, ma non sono ancora adolescenti”, spiega Hammond. “Abbiamo pensato che fosse un’età interessante per porre domande sulla loro identità di genere”.

Tra gli intervistati c’era anche Avery Jackson, di Kansas City, nel Missouri. Fino a quattro anni Avery ha vissuto come un bambino, ma dal 2012 vive apertamente come bambina transgender. «Essere una femmina è sempre bello!», ha risposto a una delle domande di Hammond.

Arrivando a casa di Avery, Hammond è stato accolto da una ragazzina sicura di sé, senza peli sulla lingua, tutta vestita di rosa. «Nella foto ha i vestiti che indossava quando sono arrivato, non le ho chiesto io di vestirsi di rosa», racconta il fotografo, rispondendo a chi lo criticava per quella che è sembrata una fin troppo decisa affermazione di femminilità. «Alcune persone transgender preferiscono vestirsi in un modo che secondo loro riflette il genere con cui si identificano. È il loro modo per comunicare chi sono a un mondo che non sempre le accetta».

Fin dall’inizio la redazione aveva pensato di includere un bambino transgender tra quelli intervistati, ma la decisione di mettere l’immagine di Avery sulla copertina destinata agli abbonati dell’edizione americana è venuta solo dopo aver visto tutte le foto scattate. «Tutti i ritratti dei bambini sono belli», sostiene Susan Goldberg, la direttrice del magazine. «Ci è particolarmente piaciuto il ritratto di Avery, così forte e orgogliosa. Abbiamo pensato che da sola potesse riassumere l’intero concetto della “Rivoluzione Gender”».

Per Hammond, che da molti anni collabora con la comunità LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersex) questa decisione è stata particolarmente entusiasmante per il valore che attribuisce alle persone transgender. «Raccontare la storia di Avery trasforma quello che per molte persone è un problema astratto e confuso in qualcosa di vero, con cui bisogna fare i conti», dice il fotografo. «È un problema molto umano. Purtroppo la comunità LGBTQI deve affrontare ancora molti ostacoli per essere accettata. Il risultato è che in quella comunità si ritrova una percentuale incredibilmente alta di giovani suicidi o senza casa. La foto di Avery pubblicata su National Geographic dirà a milioni di persone, compresi gli stessi transgender, che sono normali e fanno parte della nostra umanità. Spero che con il suo orgoglio e la sua fiducia in sé stessa Avery possa trasmettere un messaggio di speranza a una comunità che per troppo tempo è stata incompresa ed emarginata».

Hammond spera che la sua fotografia possa aiutare a far cambiare idea alle persone. «Sono le storie che sfidano i nostri pregiudizi a far andare avanti la società», dice. Alla fin fine, è tutto un problema di accettazione: «preferireste una bambina felice o un bambino morto?», chiede il fotografo, citando un terapista intervistato nell’ambito del nostro numero speciale.

Per una lettura completa dell’articolo: http://www.nationalgeographic.it/wallpaper/2016/12/19/foto/bambini_gender_9_anni-3353813/1/

 

Commenti

Codice di verifica * Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.