La Fondazione Nuova Specie

La Fondazione “Nuova Specie” trae il suo nome da un progetto di tipo “evolutivo” che ne è alla base, ideato e sperimentato da più di 40 anni dal dottor Mariano Loiacono, medico psichiatra, responsabile del Centro di Medicina Sociale per l’Alcoldipendenza, al Farmacodipendenza e il Disagio Diffuso dell’Azienda Ospedaliero-universitaria di Foggia, e intende costituire un possibile modello replicabile per dare una risposta di tipo nuovo alle attuali sfide emerse nel mondo globalizzato in cui viviamo che sempre più prepotentemente si stanno esprimendo in diverse sintomatologie e che coinvolgono tutte le diversità (di età, etniche, istituzionali, economiche, di visioni della vita, ecc.).

Il disagio diffuso è un disagio strutturale che intacca il modo stesso con cui l’uomo ha finora interpretato, organizzato e vissuto la vita, in tutti i suoi aspetti. È convinzione di chi propone questo progetto che esso sia da collegarsi ad un profondo “mutamento antropologico” in atto nel mondo odierno. Questo “mutamento antropologico” si è manifestato in maniera più evidente con la diffusione della scienza, della tecnologia e dei processi di globalizzazione economica che hanno “scisso” l’organizzazione del mondo precedente in piccoli “villaggi” separati, ognuno con una propria e stabile regolamentazione interna. Si tratta del passaggio dal “Villaggio Mondo” al “Mondo Villaggio” i cui confini sono confusi e le cui strade sono attraversate continuamente da tanti fenomeni diversi e opposti.

Il “mutamento antropologico” in atto ha annullato i riferimenti culturali, istituzionali e sociali a cui l’uomo era abituato, rendendolo debole e frantumandolo delle sue varie parti. L’individuo oggi è così “orfano” di una visione e di un’organizzazione della vita che possa dargli salute e armonia. I modelli culturali tradizionali a cui siamo abituati non sono più sufficienti per affrontare il disagio.

Una delle conseguenze importanti di tali cambiamenti è il fatto che diventa sempre più difficile per un individuo la acquisizione di competenze adulte e la capacità di vivere in maniera intera nella società sempre più complessa e globalizzata.

Il processo di transizione di un individuo all’età adulta potrebbe essere definito come una sorta di seconda “gravidanza”, dopo quella uterina, necessaria per la formazione fisica del bambino. Si tratta di una sorta di “gravidanza psichè”, che coinvolge cioè la psiche della persona e che intende trasmettere al giovane le competenze necessarie per poter vivere nella vita in maniera adulta. Essendo però una gravidanza che avviene “a cielo aperto”, è molto difficile che venga portata a termine, essendo continuamente sottoposta a stimoli contrastanti e inadeguati rispetto al processo che deve avvenire, portando di conseguenza a una sempre più massiccia manifestazione di “aborti” di individui che non riescono a transitare verso l’adultità.

Il disagio diffuso odierno sta a significare che questa transizione oggi come oggi non avviene più o avviene sempre di meno, per cui aumentano sempre di più le persone che non riescono a maturare uno stile di vita adulto, con le relative conseguenze di incapacità di vivere nel mondo odierno, con il ricorrere a soluzioni di vita virtuali (dipendenze di vario tipo), fino all’emergere di vere e proprie forme di frantumazione (sindromi psicotiche). A ciò è da aggiungere il fatto che il disagio diffuso attualmente coinvolge anche le istituzioni e le fasce adulte, con conseguenze ancora più deleterie, poiché coloro che dovrebbero accompagnare le fasce giovanili sono proprio quelli che avrebbero bisogno di essere accompagnati per poter maturare competenze adulte. In tal senso si manifesta sempre più di frequente che l’età cronologica di un individuo non corrisponda alla sua età interiore di maturazione. Tale fenomeno di “dismaturità” coinvolge sempre più persone, con conseguenze molto dannose che si ripercuotono a livello individuale e collettivo.

Il Progetto “Nuova Specie”, ideato ed elaborato da più di 40 anni dal dottor Mariano Loiacono, trae il suo fondamento da queste riflessioni ed esigenze, a partire da una ricerca ed ipotesi evolutiva del tutto originale ed innovativa, che intende elaborare un nuovo tipo di approccio alla vita nei suoi vari aspetti, sia nel versante del trattamento-analisi-ricerca sul disagio diffuso, sia nell’ipotizzare nuove forme di “comunità” e di scambio con le diversità etniche-culturali, avvalendosi di metodologie di tipo globali (“epistemologia globale” e “quadrimensionalismo”).

In tal senso la Fondazione è composta da due parti principali: 1) il Metodo Alla Salute e 2) il Progetto Nuova Specie.

Il Metodo Alla Salute parte dal presupposto che il termine “salute” deriva dal sanscrito “sarvas” e significa “intero, tutto”, a indicare che ogni “fenomeno vivo” (individuale, relazionale, sociale, istituzionale, ecc.) è un globale, un intreccio di “nodi” multidimensionali e complessi specifici per quella determinata situazione viva. La sfida del mondo di oggi è la sfida dell’intero, è superare gli opposti, le contrapposizioni, le dicotomie, la paura delle contraddizioni. Per rigenerare l’individuo e riportarlo in salute è necessario partire dal “sarvas”. "Sarvas" è un termine sanscrito che significa “intero” e indica che ogni fenomeno vivo (individuo, culturale, istituzionale, visione della vita) è un “intero-tutto”, una globalità, armonia, vita specifica che pulsa in una molteplicità di espressioni ed ha in sé le potenzialità e le competenze per poter riacquisire e accrescere la propria salute, scambiando e interagendo con altre specificità.

Il Metodo alla Salute è una psicoterapia atipica aperta a tutte le forme di espressioni di vita e di disagio asintomatico e di disagio sintomatico (dipendenza da sostanze psicoattive legali e non, ansia, attacchi di panico, disabilità, disturbi dell’alimentazione, depressioni, dismaturità, sindromi psicotiche ecc.) che supera il livello di setting tradizionale, e si propone di creare una dinamica rigenerativa-complessa tra tutte le “persone in trattamento”, superando la settorializzazione e la divisione delle varie tipologie di disagio, attraverso la creazione di una serie di dinamiche complesse e circolari messe in atto nei “gruppi alla salute” che intendono dare valore a ogni individuo, stimolarlo a sviluppare capacità adatte a vivere in una società complessa e globalizzata, definendo e sperimentando un approccio alle forme del disagio che sia contemporaneamente teorico e prassico e che dia l’opportunità di sviluppare competenze all’ascolto, allo scambio di specificità, all’immersione nelle proprie tracce di vita e al racconto, alla teorizzazione finale in un’ottica di “fondo comune”. Avendo infatti una valenza preventiva e riabilitativa, il "metodo alla salute" è rivolto anche ai familiari accompagnatori, di tutte le età, a figli anche in età evolutiva, a volontari di associazioni e organizzazioni, a studenti universitari, coinvolti in stage teorico-prassici e in lavoro di tesi sperimentali.

(Il progetto “Laboratorio multidisciplinare e integrato – ospedaliero – distrettuale – preventivo – sul "disagio diffuso" e sui nuovi bisogni di salute e di mutamento antropologico” ispirato al Metodo alla Salute, per conto del Centro di Medicina Sociale per Alcoldipendenza, Farmacodipendenza e Disagio Diffuso dell’Azienda ospedaliero-universitaria "Ospedali Riuniti" di Foggia, lo scorso anno ha ricevuto un riconoscimento ufficiale ed è stato inserito nella banca dati del progetto "NON SOLO FANNULLONI" indetto dal MINISTERO PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E L’INNOVAZIONE presieduto dall’On. Renato Brunetta, quale esempio "di professionalità, di innovazione, di coraggio nello sperimentare nuove soluzioni volte a ridurre i costi, migliorare i servizi, rispondere meglio alle esigenze di cittadini e imprese" – www.nonsolofannulloni.forumpa.it. Tale positiva segnalazione è contenuta anche nella banca dati del progetto “Buoni esempi” – www.buoniesempi.it, indetto dal Ministero della Pubblica Amministrazione e Innovazione, Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali e dall’organizzazione Fondo Sociale Europeo).

La Fondazione Nuova Specie intende proporre un nuovo modello di intervento capace di tradurre il Metodo alla Salute in iniziative e servizi integrati di rilevazione-teorizzazione-trattamento del "disagio diffuso" e intende inoltre sperimentare e fare ricerca su nuovi possibili forme del vivere, a livello individuale sociale istituzionale e di visione della vita (progetto “Nuova Specie”), che superino le tradizionali modalità, a nostro avviso parziali e limitate, con cui la specie uomo ha finora percepito, interpretato e modificato l’esistenza, codificandola in una serie di regole, organizzazioni e visioni della vita.

In tal senso, il progetto Nuova Specie si caratterizza come uno stadio ulteriore rispetto a quello della cura-trattamento e formazione sul disagio diffuso (Metodo alla salute), ed è legato alla ricerca e alla sperimentazione di forme nuove di comunità e di un approccio globale alla memoria storica. Da anni infatti è attiva una rete di istituzioni e associazioni legate a questo progetto con cui è in atto un progetto di “comunità globale” e di “punti ac.co.gl.i.e.te.mi.” (Punti Accompagnatori Comunità Globale in Esodo Terzo Millennio), per la sperimentazione di contesti devoti e interi in diverse realtà italiane e in sinergia tra di loro.

È inoltre parte integrante di tale progetto la sperimentazione di un tipo di ricerca nuovo, la “ricerca dei meme”, che si interessa di tutte le riserve di memoria storica presenti rileggendole alla luce di un codice globale per la elaborazione di un “codice memico” adatto al mondo di oggi. Le attuali sfide in atto nel mondo odierno richiedono infatti la valorizzazione delle diversità etniche e culturali e necessitano di un nuovo punto di vista che sappia cogliere e valorizzare le specificità di ogni patrimonio, mettere in relazione e ipotizzare forme più intere di convivenza tra le diversità, superando le attuali visioni limitanti e parziali di cui si avvale l’economia finanziaria imperante.

Con tale Fondazione si vuole proporre e sperimentare un approccio di tipo nuovo alla ricerca, alla salute, alla formazione, alla vita in genere, in tutti i suoi multiformi aspetti, partendo dal trattamento del disagio diffuso per sperimentare una sorta di “utero” per la formazione della psiche degli individui che oggi manifestano sempre di più forme di disagio evidenti in tanti tipi di sintomatologie diverse, per poter transitare verso una “nuova specie” di organizzazione e di modalità di vita, a livello individuale, sociale e di visione della vita.

Perché il disagio possa essere effettivamente ed efficacemente affrontato e perché possano essere sperimentate forme nuove di comunità, di formazione e di ricerca, è necessario approntare contesti “devoti” che permettano agli individui di poter sviluppare in maniera più veloce ed efficace tutte le competenze necessarie per vivere nel mondo di oggi. Solo intervenendo sulla “gravidanza psichè” degli individui è possibile fare in modo che vengano elaborati e superati gli attuali e parziali “limiti di specie” e far sì che possano essere sperimentate forme di convivenza, di salute, di formazione, di vita a livello individuale, di coppia, istituzione e di visione della vita di tipo nuovo (da ciò il termine “Nuova Specie”).

A questo proposito, la Fondazione si avvale della collaborazione di una ricca rete di soggetti sparsi a livello nazionale (“Punti Ac.co.gl.i.e.te.mi.”) che condividono le medesime esigenze e progettualità, con i quali la fondazione intende lavorare in maniera sinergica ed integrata.

In particolare, l’iniziativa si propone di perseguire i seguenti obiettivi:

• definire e sperimentare, in un contesto strutturato accessibile a tutti, un nuovo concetto di salute, inteso nel suo significato etimologico di intero, tutto, non diviso o frantumato, adottando un metodo che sia adatto a prevenire-curare-rigenerare il disagio diffuso

• definire e sperimentare un servizio rivolto ai cittadini che superi le settorialità e frammentazioni degli attuali servizi per le dipendenze, salute mentale e altre problematiche specifiche e fornisca prestazioni per le varie tipologie di disagio, trattandole contemporaneamente e negli stessi spazi; un servizio che sperimenti una modalità di funzionamento di gruppo di lavoro tra le diverse figure professionali operanti, tra le persone in trattamento, i familiari, i volontari, gli studenti in formazione, ecc.;

• dare valore ad esperienze anche al di fuori del contesto ospedaliero-istituzionale, attraverso l’utilizzo di case di accoglienza gestite da persone in trattamento che hanno fatto un percorso di crescita e di riabilitazione sulla propria persona;

• definire e sperimentare un protocollo di intervento e di funzionamento che dia opportunità a tutti (diverse figure professionali operanti, persone in trattamento, familiari, volontari, studenti in formazione, ecc.) di sviluppare competenze all’ascolto, allo scambio di specificità, all’immersione nelle proprie tracce di vita e al racconto, alla teorizzazione finale in un’ottica di fondo comune, alla elaborazione scritta del vissuto e comunicazione nella rivista trimestrale “Limax”;

• sperimentare iniziative formative avvalendosi di nuove modalità formative con la partecipazione integrata di docenti, studenti, persone in trattamento e familiari, operatori territoriali di servizi pubblici e di iniziative del terzo settore;

• favorire scambi periodici e supervisioni formative tra tutti i partecipanti, provenienti anche da diverse regioni, tra studenti universitari, tra operatori di altri servizi distrettuali;

• realizzare un osservatorio e archivio-dati nazionali sul "disagio diffuso" e sulle nuove forme della normalità emerse nell’attuale processo di "globalizzazione anche attraverso ricerche bibliografiche estese a varie discipline sociali, umanistiche e di ricerca sul disagio che possano orientare allo studio degli effetti sistemici"

• creare una sinergia sul territorio per favorire la diffusione dei concetti di prevenzione, terapia e riabilitazione improntati su tale modello metodologico

• lavorare in sinergia con altre realtà del territorio nazionale che sono accomunate dalla condivisione della stessa progettualità e che mettano a disposizione le proprie competenze e know-how per la creazione di un contesto “devoto” e di tipo uterino che permetta agli individui di maturare le competenze necessarie per vivere nel mondo di oggi;

• sperimentare forme nuove di ricerca sulla memoria storica etnico-culturale presente (“ricerca dei meme”) avvalendosi di modalità di approccio globali (epistemologia globale e quadrimensionalismo);

• stimolare la rete nazionale di “punti ac.co.gl.i.e.te.mi.” realtà accomunate dalla condivisione del progetto nuova specie per la sperimentazione di una “comunità globale”.

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