La lettera ritrovata di Giovanni Lo Porto

La lettera ritrovata di Lo Porto: «I pachistani, gente meravigliosa»
Il documento inviato alla rubrica «Italians» nell’ottobre 2005: «Pensare di etichettare come terroristi 150 milioni di persone per colpa di alcuni è ridicolo»
Caro Beppe,
ho visitato tre settimane fa Srinigar, la capitale turistica del Kashmir indiano e mi sono innamorato della gente, della cultura e dei paesaggi di quella regione. Là mi sono convinto anche di visitare il Pakistan e in meno di due giorni mi trovavo a Delhi con il mio bel visto pachistano e tutto eccitato per la nuova esperienza. Nonostante i vari avvertimenti di alcuni amici di non andare, io mi sono innamorato della gente del Pakistan. Ho trovato qui le persone più ospitali e amichevoli di tutta l’Asia. Per la prima volta in un anno qualcuno si offriva di pagare a me e alla mia compagna di viaggio il tè, il biglietto del bus oppure la colazione. Pensare di etichettare come terroristi 150 milioni di persone per colpa di alcuni è ridicolo, un po’ come etichettare tutti i siciliani mafiosi (io sono di Palermo e mi capita spesso di sentire un’affermazione del genere).

Adesso mi trovo nella stupenda valle di Hunza nel nord del Pakistan, mi ritengo più che fortunato nell’essermi trovato nel posto giusto al momento giusto; non lontano, a 300 chilometri, ci sono circa 40 mila persone che sono morte in mezza giornata. Qui siamo una trentina di turisti bloccati in una cittadina aspettando che la strada per Islamabad venga riaperta. Nel frattempo, oltre alle belle passeggiate nella valle, passo il tempo anche visitando vari siti Internet per tenermi aggiornato sulla situazione. Leggo Italians quasi ogni giorno, e devo dire che mi ha stupito un poco nel non trovare dopo quattro giorni nessuna lettera di solidarietà per il popolo pachistano.

 

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