Lampedusa o dell’esteso deserto

BOLOGNA – Un Corano. Una teiera. Una Bibbia. Un bicchiere da tè. Una radio. Una torcia. E poi Vangeli, pezzi di stoffa e altri oggetti di vita quotidiana. Sono quelli persi dai migranti durante la traversata del Mediterraneo e restituiti dal mare, ritrovati sulla spiaggia di Lampedusa o all’interno delle barche. Massimiliano Gatti, fotografo che dal 2008 lavora in missioni archeologiche in Medioriente, ha deciso di fotografarli e attraverso di essi raccontare le storie di chi ha lasciato il proprio Paese per cercare di costruirsi una vita in Italia o in Europa.

Il progetto è stato realizzato in occasione del Premio Arti visive San Fedele 2012/2013, il cui tema era l’approdo. “Sono stato 4 anni in Siria al seguito di missioni archeologiche e da 3 lavoro nell’Iraq del Nord, Lampedusa rappresenta una sorta di ponte tra la ricerca in Medioriente e l’Italia, che è il mio Paese – racconta Gatti – L’idea era quella di lavorare sulle migrazioni ma volutamente senza volti perché se ne sono visti tanti e senza mai scendere in profondità. È una sorta di sineddoche: spezzettare il collettivo di migranti, percepiti come una massa indistinta, e scindere le loro storie attraverso oggetti di vita quotidiana per arrivare a raccontare una storia intima o personale”. Nasce così “Lampedusa o dell’esteso deserto”, progetto fotografico che sarà in mostra a Bologna, presso la Raccolta Lercaro, in occasione di Arte Fiera 2015, dal 21 gennaio.

Un ritratto trasversale delle migrazioni. È così che Gatti definisce il suo lavoro: “Ho voluto raccontare le persone attraverso gli oggetti che hanno portato con sé, che li hanno accompagnati durante il viaggio e che poi hanno perso”. Gli oggetti sono stati fotografati a Lampedusa grazie all’Associazione Askavusa che sta realizzando sull’isola un Museo delle migrazioni. “Sono cose ritrovate in spiaggia o sulle barche ma non sappiamo di chi sono per questo motivo ho scelto di ritrarli su un fondo bianco per dare un’idea di indefinitezza – continua Gatti – Nell’allestimento poi le immagini sono su carta libera per rappresentare un destino in continuo movimento: la carta si secca, si muove, non è mai uguale a se stessa ed è come se fosse viva”.

Il titolo scelto per il progetto fotografico è una citazione da Pier Paolo Pasolini. “In alcuni ‘Scritti corsari’, Pasolini parlava di esteso deserto in riferimento alla vita umana in contrapposizione all’infinito interiore – spiega Gatti – e il migrante parte da un deserto fisico, attraversa il mare che è un altro deserto e approda in un luogo che, spesso, lo respinge ed è quindi una sorta di deserto sociale”. Curata da Andrea Dall’Asta SJ e realizzata in collaborazione con il Comune di Bologna, Bologna Fiere, Art City – Bologna 2015, Arte Fiera, la mostra “Lampedusa o dell’esteso deserto” inaugura il 21 gennaio alle 18 presso la Raccolta Lercaro di Bologna (via Riva Reno, 57) e resterà aperta fino all’8 marzo 2015. (lp)

Fonte articolo: Redattore Sociale, 19 gennaio 2015

Fonte foto: www.massimilianogatti.com/

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