L’arte del kintsugi insegna l’importanza della fragilità

“Anche se ne parliamo poco, in fondo al cuore tendiamo a sperare che riusciremo a trovare la perfezione in diversi campi.  Ma la vita ha l’abitudine di trasformare questi sogni in un mucchio di frammenti senza valore. È in questi momenti di delusione che potremmo rivolgerci al kintsugi”.  Affascinante l’affermazione di Alain de Botton, ma cosa è il kintsugi?

Il kintsugi (金継ぎ), o kintsukuroi (金繕い) significa letteralmente “riparare con l’oro”. E’ una pratica giapponese che consiste nell’utilizzo di oro o argento liquido o lacca con polvere d’oro per la riparazione di oggetti in ceramica. Usando il prezioso metallo per saldare assieme i frammenti. La tecnica permette di ottenere degli oggetti preziosi sia dal punto di vista economico sia da quello artistico. Ogni ceramica riparata presenta un diverso intreccio di linee dorate unico. Ovviamente irripetibile per via della casualità con cui la ceramica può frantumarsi. La pratica nasce dall’idea che dall’imperfezione possa nascere una forma ancora maggiore di perfezione estetica e interiore. 

Questa pratica è stata ripresa dall’approccio del buddismo zen alla ceramica. Nel corso dei secoli i maestri zen hanno sviluppato l’idea che gli oggetti rotti non dovrebbero essere buttati. Ma curati. Questo processo simboleggia una riconciliazione con i difetti e gli accidenti del tempo. Inoltre mira a rafforzare alcuni grandi temi dello zen.

Si dice che le origini del kintsugi risalgano al periodo Muromachi. Quando lo shogun giapponese Ashiga Yoshimitsu ruppe la sua tazza preferita e sconvolto la mandò a riparare in Cina. Ma inorridì quando la tazza tornò riparata grazie a delle brutte graffette metalliche. Così incaricò i suoi artigiani di escogitare una soluzione più appropriata. Così venne creato un metodo che non mascherava il danno ma lo trasformava in un oggetto d’arte.

In un’epoca che venera la giovinezza, la perfezione e la novità, l’arte del kintsugi conserva una particolare saggezza. Perché può applicarsi alla nostra vita, non solo ad una tazza. La cura e l’amore per i pezzi frantumati dovrebbero incoraggiare anche noi a rispettare ciò che è danneggiato. Segnato da cicatrici. Cominciando da noi stessi e dalle persone intorno a noi.

Alain de Botton è uno scrittore, filosofo e conduttore televisivo. Ha fondato The school of life. Si occupa di cultura e storia del pensiero sottolineando il loro valore per la vita quotidiana.

 

 

Commenti

Codice di verifica * Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.