L’Assenza

È un ragazzo di cui non sappiamo il nome. Ha poco più di vent’anni, viene dall’Afghanistan e ha richiesto l’asilo politico in Italia nel 2015. Come tutti, è arrivato in Europa dopo un viaggio in mare. L’ha affrontato da solo, senza amici o famiglia, perché il padre poteva permettersi un solo biglietto. Quando gli hanno chiesto di scrivere su un foglietto il suo primo pensiero, lui in arabo ha scritto: “Voglio mia madre”.

I dati di Open Migrations confermano questo fenomeno. Delle 42 mila richieste d’asilo ricevute dai paesi europei nel 2016, il 67% è fatto da uomini. Di queste 30 mila richieste, la metà arriva da maschi tra i 18 e 34 anni. Ma è solo una media, perché da alcuni paesi arrivano praticamente solo uomini. È uomo più del 98% dei richiedenti asilo provenienti da paesi come l’Afghanistan, il Bangladesh, il Pakistan, il Gambia e il Senegal.

Chi si oppone all’accoglienza e critica i crescenti fenomeni migratori usa questi dati come tesi. Gli uomini rubano il lavoro, sono più propensi alla delinquenza o possono essere silenti terroristi pronti a mettere a ferro e fuoco le nostre città. Matteo Salvini – facendo da eco a molti – ha chiesto più volte che si respingano i migranti maschi e si accettino solo donne e bambini.

«Raramente, però, guardando un migrante vediamo ciò che ha abbandonato», spiega Veronica Andrea Sauchelli, fotografa friulana. Il suo progetto L’Assenza, racconta proprio questo. Le foto ritraggono dei giovani afghani che ora vivono in provincia di Udine in attesa di ottenere asilo. A loro fianco delle sedie vuote: i membri della famiglia rimasti nel paese di origine, rappresentanti solo con un nome e l’età.

Familiari che riemergono come ricordi e che poi si riflettono sul piano sociale e psicologico. «Le migrazioni offrono prosperità, ma alterano per sempre le strutture familiari» scrive l’Unicef. Non solo padri e fratelli, ma anche sorelle e madri. Come il bigliettino del ragazzo senza nome, fotografato da Michele Biasutti nel progetto parallelo a quello di Sauchelli (visualizzabile a questo link).

«Le donne sono le grandi dimenticate del fenomeno migratorio, un’assenza imposta» aggiunge Veronica. «Persino essere donna e fotografare i ragazzi è stato strano, quasi imbarazzante: senti di essere estranea e vedi che qualcosa manca». Le sue foto provocano un senso di vuoto. Il mare, usato come palco, amplifica il significato. Un lungo orizzonte che punta verso la loro famiglia.

Se il destino è dalla loro parte, un giorno potrebbero ritrovarsi. Perché chi ottiene l’asilo può chiedere il ricongiungimento familiare e portare in Europa il resto della famiglia. Ma le procedure sono lunghe e possono passare degli anni prima che succeda. Non tutti quindi ce la fanno. Tantissimi ragazzi che partono come primi pionieri della propria famiglia diventano gli unici ad avercela fatta. Il mare, la guerra e la politica li ha trasformati in orfani a distanza di madri che non rivedranno mai più.

Articolo di NICOLAS LO ZITO – La Stampa

 

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