Le bambole liberate.

Come sono le bambole destinate alle bambine? Quando non sono neonati da accudire, sono quasi sempre figure femminili che indossano minigonne, tacchi vertiginosi e trucco pesante, bikini leopardati, jeans attillati o a vita bassa, pantaloncini corti e sexy, imponendo invariabilmente un modello fortemente e precocemente sessualizzato.

Il messaggio sotteso è facilmente intuibile: la bellezza come unico metro di successo per una donna. Alle bambine sostanzialmente si dice che essere vincenti, essere padrone della propria vita passa necessariamente dalla necessità di coltivare esasperatamente la propria forma fisica.

Tutto l’universo dei giochi per bambine, in realtà, sempre più distinto da quello per bambini con l’abbondante ricorso al rosa confetto per marcare una sorta di differenza (o di gabbia), mette in risalto risalto valanghe di clichè e stereotipi sessisti che solo in parte afferiscono al “modello Barbie”, ma che, più in generale, fanno riferimento a un’idea di creatività femminile che non va oltre l’ambito makeup-trucco-parrucco-gioielli come se fosse questo il solo possibile interesse di una bimba e solo qui dovesse esprimere le propria abilità.

Riciclo creativo e una nuova intenzione donata alle bambole, tutto questo è  Tree Change Dolls: un tumblr che illustra l’incredibile lavoro di “restauro” eseguito su bambole recuperate dai negoziati dell’usato e dai mercatini della Tasmania. L’ideatrice del progetto ha adottato le bambole, le ha trasformate e ha ridato loro nuova vita privando volti e corpi di quei canoni estetici fuorvianti e innaturali. 

Aiutata da sua madre che ha lavorato a maglia tutti i nuovi vestitini delle bambole, ha ridipinto i volti eliminando gli eccessi di trucco e le ha poi fotografate in luoghi naturali, ideali per il gioco. Niente piccoli istituti di bellezza a fare da sfondo, cartonati rosa e fondali glitterati, ma parchi, foglie ed elementi che richiamano i giochi all’aria aperta.

Una piccola rivoluzione. Ma è dall’immaginario delle nostre bambine che dobbiamo partire se vogliamo che i modelli di riferimento cambino davvero e se vogliamo lottare concretamente contro discriminazione, stereotipi e sessismo.

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