Lingue a rischio estinzione. Arrivano i "dizionari parlanti"

IN quanti modi si può dire "casa", "sonno", descrivere l’estate o la neve? Sono quasi settemila le lingue parlate oggi sulla Terra, metà delle quali potrebbe sparire entro la fine del secolo. Con loro, se ne andrebbe un patrimonio di conoscenza ricchissimo, in grado di aprire le porte di mondi remoti, con le loro tradizioni e culture.

In soccorso arriva ora la tecnologia digitale con i "dizionari parlanti", per documentare parole e termini che stanno sparendo, parlati ormai solo da piccole comunità. Otto nuovi vocabolari "sonori" sono stati presentati al meeting annuale dell’American association for the advancement of sciences, la più grande kermesse scientifica che quest’anno viene ospitata a Vancouver, in Canada. E dedica un focus speciale all’uso del digitale per salvare le lingue. Alcune di queste raccolte rappresentano le prime testimonianze – scritte e parlate – di una lingua.

Sullo strumento scommettono David Harrison e Gregory Anderson, linguisti del progetto ‘Enduring Voices 1’ curato da National Geographic. Si sono spinti fino agli angoli più appartati della Terra, visitando i luoghi più a rischio in cerca degli ultimi custodi di idiomi quasi spariti. Hanno registrato, fotografato, raccolto documenti per compilare i loro dizionari. E la loro tenacia ha fatto la differenza: nel 2010 hanno annunciato di aver registrato i primi documenti del Koro, una lingua in pericolo parlata ormai solo da poche centinaia di persone nell’India nordorientale.

Oggi al Koro si aggiungono altre otto lingue salvate dall’oblio: otto dizionari consultabili online per un totale di 32mila termini, oltre 24mila registrazioni audio di madrelingua che pronunciano parole e frasi, oltre a fotografie e oggetti culturali. In fondo "è uno degli aspetti positivi della globalizzazione", spiega Harrison, professore di linguistica al Swarthmore college: "le comunità linguistiche in pericolo stanno adottando la tecnologia digitale per aiutarne la sopravvivenza e far sì che la loro voce venga udita nel mondo". E per scongiurare che in un futuro non remoto le uniche culture rimaste siano quelle espresse dalle lingue predominanti.

Il primo degli otto dizionari, prodotti dal progetto di National Geographic e dal Living Tongues Institute for Endangered Languages, con l’appoggio di altri istituti e comunità, documenta la lingua Siletz Dee-ni 2, idioma nativo americano parlato in Oregon. Segue il Matukar Panau 3, parlato in Papua Nuova Guinea ormai solo da 600 persone, racchiuse in due soli villaggi: tre anni fa ne vennero raccolte le prime testimonianze e da allora la comunità ha chiesto che la lingua fosse messa su Internet, senza neppure sapere cosa fosse la Rete.

Oltre al Matukar, un altro dizionario parlante svela il Chamacoco 4, un linguaggio di un remoto deserto del Paraguay, parlato da 1.200 persone, di cui sono state trascritte 912 parole e altrettanti file audio. Un altro "volume" è dedicato al Remo, 5lingua indiana di cui si sa molto poco. Anche il Sora 6, linguaggio tribale indiano a forte rischio di estinzione, è documentato nel progetto con 453 lemmi e altrettanti file audio, ma la raccolta è in continua espansione. Per l’Ho 7, altra lingua tribale indiana, al momento ci sono circa 3mila termini e file audio mentre il dizionario del Tuvan 8, parlato in Siberia e Mongolia, ne conta oltre 7.400, con quasi 3mila audio. L’ottavo dizionario è per le lingue celtiche e ne seguiranno altri, ancora in via di compilazione.

Non sono solo parole e grammatica a perdersi quando muore una lingua, ma una rete di storie che mettono in contatto tutte le persone che usano ed hanno usato in passato quella lingua, ricordava il linguista Anthony Aristar. Ed è un processo che ha subito una drammatica accelerazione negli ultimi anni: si calcola che ogni 15 giorni ne scompaia una, un ritmo d’estinzione superiore a quello di uccelli, mammiferi e piante.

fonte: http://www.repubblica.it/scienze/2012/02/17/news/dizionari_parlanti_per_salvare_lingue_a_rischio-30052108/

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