Malala: A Girl from Paradise (Official Film Trailer)

"Malala. La ragazza dal paradiso" è il titolo del primo documentario sull’eroina pakistana.

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Yousafzai is a resilient and articulate girl from Pakistan’s Swat Valley.A Taliban bullet in the head turned the 16-year-old schoolgirl into a symbol of hope for the millions of children in Pakistan who are illiterate and have little chance of an education.They (Taliban) thought they would silence the crusading girl’s campaign to educate Pakistani children.They were wrong. She survived and her cause is stronger than ever as the youngest nominee for a Nobel Peace prize.Check out website for more information. www.malala-film.comLike us on Facebook.com/MalalaFilmFollow us on Twitter.com/MalalaFilm

La Storia di Malala di Viviana Mazza (Mondadori, 181 pagine, 14,90 euro), la ragazzina pakistana ferita alla testa dai talebani mentre andava con l’autobus a scuola, dovrebbe essere letta nelle scuole, non tanto perché è stata candidata al Premio Nobel per la Pace 2013, quanto perché apre uno squarcio indimenticabile su una realtà geografica e quotidiana di cui ignoriamo la drammaticità. Per Malala, figlia di una famiglia colta, andare a scuola e imparare non è un dovere, è un fatto naturale, è un piacere. Ma quando i talebani dopo l’uccisione di Benazir Bhutto entrano nella verde vallata di Swat, ritenuta per la sua bellezza la “Svizzera del Pakistan”, tutto cambia. Comincia anche lì la “guerra santa”: il capo dei talebani è Maulana Fazlullah, in poco tempo divenuto potentissimo attraverso la radio, tanto che viene chiamato “Maulana radio”; è riuscito a raggiungere un pubblico enorme e a influenzarlo con le sue false promesse di lavoro per i disoccupati, terra da coltivare per chi non possiede nulla, il “paradiso”, ricco di vergini, nell’aldilà. Raccontano «che vada sempre in giro in groppa a un cavallo bianco» e via via che i suoi segaci aumentano ha cominciato a vietare tutto. «La lista è lunga. Guardare film e tv: proibito. Ascoltare musica o ballare: peccato. Radersi: un’usanza occidentale da bandire. Le vaccinazioni contro la poliomelite: un complotto americano». Riguardo alle donne poi i divieti non hanno limiti: il burqa è obbligatorio, anzi meglio che non escano proprio di casa, figurarsi andare a scuola.

Malana è una bambina di undici anni, ma avverte intorno a sé un’atmosfera di sciagura. In modo lineare e profondo Viviana Mazza racconta ciò che succede quando una minoranza di crudeli esaltati si impossessa di un paese; descrive l’orrore della gente quando vede le persone decapitate e lasciate in esposizione, con la testa appoggiata sopra la pancia e, a volte, c’è anche un biglietto che minaccia: «Chi rimuove questo cadavere farà la stessa fine». La bella Piazza Verde è chiamata ora “Piazza di Sangue” perché lì i talebani lasciano le loro vittime, spesso raggiunte nel cuore della notte.

cop malalaMalana è coraggiosa, è intraprendente, imprudente come lo sono a volte i ragazzini, e soprattutto non ha nessuna intenzione di rinunciare ad andare a scuola. Comincia a scrivere un diario di quanto sta succedendo in questo piccolo “paradiso” dimenticato dal mondo. E il padre attraverso un amico giornalista decide in accordo con la figlia di fare ascoltare la sua voce sotto falso nome. Comincia un periodo esaltante e pericoloso per questa ragazzina che comincia a essere suo malgrado conosciuta; Malana ha paura ma continua a scrivere per se stessa, per le sue amiche, per tutti. «Il nome della mamma, TooperKai, significa “capelli neri”, e Malala immagina quella chioma di seta circondare lei, i suoi fratelli, l’intera casa immersa nel buio, e proteggerli dalle bombe e dal sangue».

La situazione peggiora di giorno in giorno, ma la popolazione si ribella e sembra ci sia un miglioramento. Non più bombardamenti durante la notte, forse faranno riaprire la scuola per le ragazze. La realtà è diversa, la calma è solo apparente: il giornalista, amico del padre di Malana che ha osato sfidare i talebani, fermamente convinto che qualcuno doveva pur raccontare la verità, è stato ritrovato assassinato a colpi di pistola. Malala con la sua famiglia e tanti altri vicino a loro decidono di continuare la lotta: ora il nome della ragazza è conosciuto, ha già quindici anni, anche se la vallata di Swat non è più “il paradiso di un tempo” bisogna continuare a parlare. «Malana vuole mettercela tutta… Da nessuna parte del Corano c’è scritto che le ragazze non possono andare a scuola». E così firma la sua condanna.

Una mattina, nel pulmino che la porta a scuola insieme alle sue amiche, poche ragazzine, allegre, tutte avvolte in un grande scialle scuro, un po’ impaurite dall’idea di sfidare la furia inumana dei talebani, entra all’improvviso un ragazzo con la barba nera: «Chi è Malala?», ripete. «Rispondete all’istante o vi ammazzo tutte! Malala ha insultato i soldati di Dio, i talebani, e per questo sarà punita». Non è difficile capire quale di loro sia Malala, perché sia pure involontariamente lo sguardo delle amiche si volge verso di lei, la ragazza dai grandi occhi castani, che neppure ha il tempo di accorgersene: «gli spari esplodono sordi, senza pietà».

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