No Borders – Il primo documentario italiano a 360°

No Borders, è il primo documentario italiano in Realtà Virtuale, diretto da Haider Rashid e di cui Elio Germano è narratore ed intervistatore, esplora la crisi dei migranti in Italia.

No Borders si propone di documentare l’esperienza del passaggio dei migranti in Italia, utilizzato, nella maggior parte dei casi, come territorio di transito e breve sosta in vista di un viaggio verso il nord Europa.
Il documentario si contraddistingue però grazie all’immersività della realtà virtuale, che consiste nella realizzazione di un video a 360°, che permette di raccontare l’esperienza della cosiddetta “emergenza immigrazione” portando lo spettatore all’interno dei luoghi di passaggio e sosta dei migranti, dandogli la possibilItà di esplorare gli spazi grazie all’utilizzo di un visore.
Elio Germano, attore, rapper ed attivista sociale, fa da narratore in questo percorso di scoperta, cercando di andare oltre alla propaganda politica di sfruttamento del fenomeno migratorio, per riuscire ad esporre le ragioni profonde che spingono centinaia di migliaia di donne e uomini a sfidare la morte pur di abbandonare guerre e miserie.

Il documentario è stato in parte girato la scorsa estate presso il Centro Baobab di Roma – sgomberato nel dicembre 2015 dalle forze dell’ordine – esempio di centro di accoglienza autogestito dai cittadini romani, da cui sono passati numerosi migranti. Le riprese si sono poi spostate al presidio No Borders di Ventimiglia – anch’esso sgomberato dopo alcuni mesi di attività – in cui i migranti venivano accolti negli ultimi giorni di viaggio sul territorio italiano, prima del tentativo di superamento del confine francese.
L’intenzione è di fare un ritratto delle strutture autogestite dai cittadini che si contrappongono categoricamente all’ondata di incontrollabile razzismo ed intolleranza che una parte degli italiani ha dimostrato negli ultimi anni, restituendo vita al senso di accoglienza, empatia ed umanità che ha spesso contraddistinto l’Italia.

Il progetto, prodotto da Gruppo Cadini, Radical Plans e Gold (azienda attiva nel settore del marketing non convenzionale e della moda) ha ricevuto il supporto del bando MigrArti del MiBACT e concorrerà anche al premio MigrArti indetto dal Ministero in collaborazione con la Biennale.

Questo è il sito del documentario che è stato presentato in questi giorni al Festival del Cinema di Venezia http://www.nobordersvr.com/




NOTE DI REGIA


La volontà è stata quella di raccontare l’accoglienza ai migranti dal punto di vista di chi lo fa quotidianamente per la semplice volontà di aiutare il prossimo e condividere il proprio tempo con chi ne ha bisogno. Le realtà autogestite che abbiamo osservato e documentato, come il Centro Baobab di Roma, ci hanno aperto gli occhi su un mondo in cui il volontariato si sostituisce alle istituzioni. Vedere persone di ogni nazionalità, età e provenienza sociale portare cibo, vestiti, medicine a Baobab o anche solo avvicinarcisi per chiedere come potrebbero aiutare, è un’emozione, un piccolo pezzo di speranza che con questi gesti si oppone alla xenofobia, al razzismo ed alla rabbia fomentata dalle propagande politiche da cui il nostro paese è stato attanagliato negli ultimi anni. Diventa poi quasi immediato osservare un contrasto tra l’approccio istituzionale dei numeri, della “sicurezza” e degli sgomberi forzati, e l’approccio dei cittadini, che per riconquistarsi la propria dignità aiutano il prossimo.


In questo scenario è facile, ma probabilmente controproducente, provare rabbia contro gli agenti, contro le forze dell’ordine, contro chi esegue le direttive dei superiori, ma è a sua volta vittima di una tensione sociale che tende soltanto alla divisione. Era fondamentale non entrare nei meccanismi che spesso governano i media tradizionali, in cui si punta più sul pietismo verso chi soffre invece di osservare la situazione con obiettività.

Da questo proviene la volontà di non usare alcune storie di migranti per narrare le loro tragedie, ma nel vederli come persone che collettivamente vivono una situazione di estremo disagio che si aggiunge alle difficoltà del loro passato e dei loro viaggi. Di fronte ad uno dei drammi che sicuramente verrà ricordato negli anni a venire come uno dei più grandi da cui l’Europa è stata colpita, era importante per noi cercare di annullare il più possibile le distanze tra la realtà e lo spettatore, cercando di immergerlo nella realtà dei luoghi. E’ quindi questo che ci ha spinto ad utilizzare la nuova tecnologia della realtà virtuale per raccontare queste storie.

L’obiettivo primario è quindi la libertà di pensiero generata dall’annullamento delle distanze grazie all’uso di nuove tecnologie: lasciare libero chi si immerge nella realtà virtuale di trarre le proprie conclusioni e di provare le proprie emozioni. (Haider Rashid)

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