Orfani turisti sessuali, la foto dell’ Unicef

Unicef Deutschland ha premiato per la quindicesima volta a Berlino la «foto dell’anno», quella che più di altre è riuscita a documentare la terribile quotidianità dei bambini meno fortunati. Il premio per la foto dell’anno è andato allo scatto dei due fotografi tedeschi Insa Cathérine Hagemann e Stefan Finger. Secondo posto alla foto «Il destino degli yazidi» del fotografo tedesco Christian Werner. Terzo posto per «Una liberazione dal buio», le bimbe indiane che, grazie ad un’operazione da 15 minuti, sono tornate di nuovo a vedere la luce, di Brent Stirton. L’australiano David arriva sulle Filippine ed entra in uno dei tanti bordelli asiatici pieni di ricchi occidentali appassionati di un preciso tipo di turismo: quello sessuale. Dopo qualche giorno se ne torna a casa. Tuttavia, dietro di sé lascia una donna incinta. E una figlia senza padre. Una bambina diversa dalle sue coetanee: con la pelle chiara, un naso più lungo della media e occhi grandi, tondi che tradiscono il suo segreto. Unicef Deutschland ha premiato per la quindicesima volta a Berlino la «foto dell’anno», quella che più di altre è riuscita a documentare la terribile quotidianità dei bambini meno fortunati. A vincere è stato lo scatto «Wanna have love!?» dei due fotografi tedeschi Insa Cathérine Hagemann e Stefan Finger. L’istantanea vuole scuotere l’opinione pubblica, soprattutto quella occidentale. Hagemann e Finger, entrambi 31 anni, hanno trascorso un mese intero nelle Filippine. Avevano sentito parlare di quegli uomini che comprano la compagnia delle donne, ma innanzitutto dei tanti orfani dei bordelli filippini. Un’intera generazione di bambini perduti, che non hanno mai visto i loro padri. Il prodotto di un incidente di percorso o di un anticoncezionale che non ha funzionato. Spesso, purtroppo, anche di una violenza. Bimbi e bimbe, decine di migliaia, che crescono estranei in un ambiente ostile. La foto dei due tedeschi è stata scattata lo scorso 24 aprile a Angeles City, la capitale filippina della prostituzione. Qui arrivano ogni anno migliaia di turisti sessuali dall’Europa, dal Nordamerica o dall’Australia. La bambina bionda col vestitino colorato sullo sfondo si chiama Divine, un anno. Davanti a lei ci sono cinque ragazzini filippini, figli dei vicini di casa. Sua madre lavora in uno dei famigerati bar-bordello e oltre un anno fa aveva trascorso tre settimane con David, il turista arrivato dall’Australia. Dopo la vacanza quell’uomo se n’era tornato a casa. Sebbene ancora oggi la madre gli spedisca mail e foto della figlia, David si rifiuta di rispondere e di riconoscere quella bimba. La prostituzione nelle Filippine è vietata e punita con pene severe, fino all’ergastolo. In realtà il paese è un mercato del sesso a cielo aperto: qui lavorano 800 mila prostitute, metà delle quali minorenni.

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