Pensieri sparsi dell’anima in viaggio con un mostro

“…il Cancro spiazza, fa paura, terrorizza.
Sensibilizzare le persone alla lotta contro il Cancro, è farle pensare a cosa sia davvero.
A cosa provano i malati e chi li accompagna.
È fare prevenzione, essere informati, è imparare a parlarne.
Essere sensibili alla lotta contro il Cancro, è immaginarsi senza capelli, con dieci chili di troppo per via del cortisone e senza forza per andare verso il bagno.
Essere sensibile è chiedersi “come starei io?”.
Essere sensibili non è mettere una foto (aderendo a una campagna social n.d.r.) e poi sparire davanti ad un amico malato perché ci si sente impotenti.
Forse bisognerebbe amare di più ciò che di prezioso si ha: la vita.
Prendere coraggio ed ammettere di avere una gran paura di questa parole che uccide ancora.
È fare una telefonata e chiedere <<come stai?>> ammettendo di non saper cosa dire, di sentirsi imbarazzati. Spesso poi ci si mette a ridere e tutto diventa più facile.
Sensibilità è esserci.
È regalare un sorriso silenzioso, un aiuto concreto.
Perché noi malati di Cancro, abbiamo soprattutto bisogno di non sentirci soli ed a volte basta davvero poco.
Abbiamo i mezzi e l’intelligenza…”

Sono le parole di Deborah Beretta, 41 anni, mamma di Gabriele e moglie di Claudio, che ha deciso di raccontare la sua lotta contro il cancro su una pagina Facebook, Magica Debby  che conta ormai più di 55mila followers.

Deborah ha scoperto la sua malattia 5 giorni prima del suo matrimonio, una diagnosi durissima (specie per chi, come lei, lavorando in ambito medico, sa bene quello a cui andrà incontro): cancro metastatizzato al colon, con una massa all’altezza del cervelletto.

«La reazione è stata di paura. Paura di non riuscire a vedere mio figlio crescere e che quella metastasi in testa mi portasse via i pensieri oltre che la vita. Poi ho imparato che, per quanto si pianga e ci si disperi, la situazione non cambia. E ho iniziato ad usare il sorriso».

Fondamentale, nell’affrontare questa lotta con “il mostro”, come lo chiama Deborah, è il sostegno della famiglia; soprattutto di Claudio e Gabriele che «vive la malattia come un bambino di nove anni. Sa cosa sta succedendo e che la sua mamma è malata perché perdo i capelli e a volte fatico a parlare o camminare. É un bambino meraviglioso a cui non manca il sorriso, che conosce la sofferenza e il dover rinunciare all’ultimo momento a una gita programmata. Ridiamo tanto e lui è la causa del mio sorriso».

La sua pagina facebook è «nata per caso: all’inizio era solo uno sfogo e un mezzo per “tenere informati” gli amici lontani fisicamente sull’andamento del mio mostro», poi è diventata uno strumento per dare e ricevere energia e forza.

«Le persone che mi seguono mi danno carica. Sono un carburante e un motivo aggiunto a non darmi per vinta. Non mi aspettavo di avere tanta attenzione e di fare tanto rumore. Non ho mai avuto e non ho la presunzione di insegnare nulla a nessuno;  sulla mia pagina scrivo e racconto di me e del mio modo di vedere la vita e il cancro».

Un racconto racchiuso successivamente anche in un libro, dal titolo “Come io ti vedo – Pensieri sparsi dell’anima in viaggio con un mostro” (edito da Onda d’Urto Edizioni), che risponde al «bisogno di poter lasciare una traccia indelebile di me specialmente a mio figlio e a tutte le persone che in questi diciotto mesi mi hanno accompagnata senza lasciarmi mai sola».

foto e parte del testo tratti dalla pagina FB di MagicaDebby
intervista a Deborah tratta da laprovinciadilecco.it 

 

 

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