Petizione per chiedere alla Rai informazione più corretta su Palestina

Intervista con Bassam Saleh, presidente dell’Associazione Amici dei Prigionieri Palestinesi. All’iniziativa hanno aderito anche Ken Loach e Moni Ovadia.

Le notizie che la Rai trasmette in merito a ciò che succede in Palestina sono obiettive, esaustive e complete? Qualcuno in Italia è convinto che la cosiddetta “questione palestinese” sia stata e sia tuttora trattata e raccontata con parzialità dalla televisione pubblica, accusata di trascurare “la completezza dei fatti e il pluralismo di voci”.

Così, un gruppo di associazioni, attivisti e cittadini ha deciso di denunciare le carenze del servizio pubblico televisivo rispetto alle drammatiche vicende che coinvolgono i palestinesi, attraverso la promozione di una petizione sostenuta, tra gli altri, anche dal famoso regista Ken Loach e dall’attore e scrittore Moni Ovadia.

Il testo che illustra il significato della raccolta di firme, intitolata “Spazio in Rai all’informazione sulla Palestina”, può essere letto all’indirizzo http://firmiamo.it/spazio-in-rai-all-informazione-sulla-palestina.

Bassam Saleh, presidente dell’Associazione Amici dei Prigionieri Palestinesi, uno dei promotori della petizione, spiega com’è nata l’idea di lanciare una raccolta di firme a sostegno di un’informazione più completa riguardo alla Palestina.

«Da anni – spiega Saleh – i gruppi solidali con i palestinesi notano la parzialità delle informazioni sulla Palestina in particolare e sul Medio Oriente in generale. Già ai tempi della prima Intifada le notizie sono state scarse e manipolate. L’apice si è avuto durante l’aggressione del dicembre 2008/gennaio 2009 contro Gaza (operazione Piombo Fuso, ndr)». L’informazione, ricorda Saleh, si è focalizzata sui bombardamenti e sulla “precisione chirurgica” del sistema di attacco israeliano. Raramente si è parlato delle vittime, visto che i corrispondenti delle testate giornalistiche erano altrove.

Nessuno parlava dell’occupazione israeliana della Palestina. Si preferiva concentrare l’attenzione sui danni provocati dai cosiddetti “razzi” palestinesi. «I mass media italiani intervistavano giornalisti, scrittori, esperti esclusivamente di parte israeliana, mai un giornalista, uno scrittore o un poeta palestinese, mai una madre che aveva perso i suoi figli sotto i bombardamenti israeliani. Al contrario, per la caduta di un missile vicino a una casa israeliana si raccontava nel dettaglio la storia e la vita di chi abitava in quella casa, per suscitare un senso di simpatia e vicinanza e giustificare le ritorsioni degli israeliani» spiega Bassam, secondo il quale si parla sempre delle vittime di una parte e raramente di quelle dell’altra. Due pesi e due misure. «Crediamo – sottolinea Saleh – che questo dipenda da una precisa volontà politica di presentare la situazione in modo distorto, data la vicinanza del governo italiano (sia quello attuale che quelli precedenti) allo Stato di Israele.

Questa situazione ha fatto sì che i gruppi solidali con la Palestina iniziassero le loro proteste, con comunicati e sit-in davanti alla sede Rai. E cosi è nata l’idea di una petizione con raccolta di firme per chiedere alla Rai, e a tutti i mezzi d’informazione, maggiore attenzione e obiettività sulla questione palestinese». Saleh è convinto che la televisione di Stato dovrebbe dedicare maggiore spazio e fornire un’informazione più corretta sulle questioni che riguardano i palestinesi, in considerazione del fatto che essa fornisce un servizio pubblico.

«È nostro diritto essere informati in modo obiettivo e reale – argomenta il presidente dell’Associazione Amici dei Prigionieri Palestinesi – si tratta di un atto di lealtà verso i cittadini, per questo chiediamo un’informazione corretta sulle questioni che ci riguardano direttamente in quanto cittadini consapevoli, visto che i conflitti nel Mediterraneo ci toccano da vicino, e il Medio Oriente non è poi così lontano.

Un’informazione corretta sensibilizzerebbe l’opinione pubblica a reagire contro le guerre e a lottare per ottenere il rispetto del diritto internazionale e la pace». Il conflitto tra israeliani e palestinesi, rammenta Saleh, merita una particolare attenzione perché dura da decenni, investe la questione dei diritti negati ai palestinesi, pone il problema della giustizia rispetto a un sistema di apartheid e stimola il dibattito sulla necessità di condannare un’occupazione militare, forse l’ultima nella storia dell’umanità, ai danni dei palestinesi, che si protrae da oltre sessant’anni. «In quella parte del mondo vengono violati i diritti umani e la convenzione di Ginevra, sia per il territorio sia per gli occupati – osserva Saleh – avete mai visto sulla Rai un reportage sui prigionieri palestinesi e sulle condizioni in cui vivono in prigione? E ancora, un servizio sul motivo per il quale vengono arrestati e detenuti in modo preventivo, senza capi d’accusa e senza processo, per lunghi mesi? Noi crediamo che sia importante far conoscere la vita di un popolo sotto occupazione, perché ciò ci aiuta a sensibilizzare la gente verso le cause giuste e crea un’opinione pubblica in grado di fare pressione per trovare una soluzione politica a questo spinoso conflitto».

Domandiamo a Saleh come si comportano le televisioni negli altri paesi occidentali rispetto alla “questione palestinese”: «Non so come vengano trattati i palestinesi nelle tv degli altri paesi occidentali, ma penso che ci siano simpatie differenti da un paese all’altro, e vedo nei canali dell’America latina un grande esempio di informazione corretta e leale».

Finora la petizione ha raccolto migliaia di firme: «È vero che le cifre sono importanti ma ciò che conta di più è che la raccolta di firme ha creato un movimento di opinione e ha messo in discussione la questione della correttezza nell’informazione. Ne sono un esempio il vostro interessamento e questa intervista, che spero possa diffondere maggiormente la petizione e la discussione sull’argomento. Saremo soddisfatti quando finirà la manipolazione dell’informazione a favore dei potenti».

Se la Rai non informa correttamente i cittadini, gli italiani hanno la possibilità di reperire altrove notizie sulla Palestina? «Gli italiani, nonostante non vengano adeguatamente informati e aiutati a capire dal servizio pubblico Rai e dai principali quotidiani, sono molto sensibili alla questione palestinese e si autoinformano grazie ai nuovi mezzi di comunicazione, tramite diversi canali (siti internet, pagine Facebook, blog dell’informazione alternativa) e contatti diretti con le varie associazioni e con i gruppi palestinesi nei Territori Occupati e a Gaza.

Ciò ha consentito la circolazione di notizie e storie che non vengono raccontate dai mezzi di informazione “ufficiali”. Lo dimostra la quantità di iniziative e manifestazioni a favore della causa palestinese che vengono continuamente organizzate in tutte le città italiane».

Fonte: http://megachip.globalist.it – 7 gennaio 2015

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