PugniChiusi

Interviste: Stefania CulurgioniFotografie: Leonardo BrogioniMontaggio: Antonella Rocchi

Nel carcere "Lorusso e Cutugno" di Torino, un gruppo di detenuti ha deciso di formare una squadra di boxe.Tutto è cominciato quando Viorel, rumeno, 37 anni, condannato a 8 anni per tentato omicidio, ha deciso di ammazzare il tempo allenandosi nel passeggio del carcere, durante l’ora d’aria. Viorel una volta era un pugile professionista. Arrivò in Italia per combattere sul ring, ma ben presto dovette trovarsi un lavoro: allenava i ragazzi a diventare buttafuori delle discoteche.

Ma quella passione non era morta dentro di lui … in carcere, nell’ora d’aria, sferrava pugni al vento, faceva le flessioni, sfogava così la sua rabbia. Gli altri detenuti cominciarono ad interessarsi e ben presto si convinsero a formare una squadra di boxe.Il direttore del carcere Pietro Buffa diede l’ok. Era rischioso, certo. Si temeva che insegnare le botte potesse aumentare la voglia di ribellione. Invece non fu così.

In carcere arrivò un maestro di boxe, insegnò ai carcerati che la boxe è uno sport fiero, dignitoso, rispettoso delle regole.

Insomma, si colpisce per diventare migliori.

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