Teatro sociale e teatro… “speciale”: l’esperienza de I Sorvegliati Speciali

“Il teatro non è altro che il disperato sforzo dell’uomo di dare un senso alla vita”. Così Eduardo De Filippo definiva la sua passione per un’arte capace di abbattere i confini, condividere emozioni e creare relazioni, fuori e dentro il palcoscenico. E non è certo un caso che il teatro sia il mezzo grazie al quale una ventina tra ospiti e operatori di alcune case famiglia e comunità terapeutiche di salute mentale di Lucca si siano uniti per dare vita a una compagnia davvero unica: quella de I Sorvegliati Speciali, nome scelto – non certamente a caso – da un paziente pensando proprio alla sua delicata condizione di vita.

A guidare il progetto sin dalla nascita, nel 2009, la psicoterapeuta Katiuscia Giannecchini che insieme ad altri educatori della cooperativa sociale La Mano Amica, associata al Consorzio So.&Co;., ha voluto fortemente iniziare un percorso di arte-terapia, partendo dalla struttura del Mirto, nel Compitese. Da quel momento in poi, il progetto ha “preso il volo”, estendendosi agli ospiti di altre comunità gestite dalla coop calati nel ruolo di attori dei seguenti spettacoli: “E’ cominciata male ma ci si può riprendere (2010), “La fabbrica degli eccessi” (2011), “Marte e Venere” (2012) e, in ultimo, “Ahia ho sbattuto le corna! La favola nella Commedia… Divina”.

Così, grazie a un training costante – le prove vengono effettuate regolarmente una volta a settimana – e alla stesura di un copione ideato dall’incontro tra l’estro creativo di Katiuscia e le riflessioni del gruppo, la compagnia è ormai avvezza ad esibizioni live, in pubblico, come il Festival “L’ora di teatro” di Montecarlo che da anni li vede in cartellone, e, ancora, il Meeting nazionale di Teatro-terapia svoltosi a Gallicano nel 2011 e organizzato dalle Asl della Valle del Serchio e, come ultima partecipazione, la rassegna “This Heart” di Massarosa, nel mese di giugno.

“Ma cosa ha di… ‘speciale’ questo progetto?”, chiediamo alla Giannecchini, che prontamente ci risponde: “Facilitare l’integrazione sociale, abbattendo quell’odioso effetto ‘ghetto’ che comunemente si crea attorno a persone con disturbi mentali, ma anche rafforzare legami e relazioni umane. Questi gli obiettivi terapeutici dell’esperienza de I Sorvegliati”. E ancora, “la felicità e l’entusiasmo al momento e delle prove e della performance è davvero impagabile. Sono sensazioni di questo tipo che, contribuendo a crescere autostima e sicurezza, influiscono positivamente sul percorso di guarigione da patologie quali schizofrenia e sindromi ossessivo-compulsive”.

Fondamentale, certo, resta il lavoro (“macché lavoro, è passione questa!”, ribadisce Katiuscia Giannecchini) svolto dagli educatori de La Mano Amica e dai volontari che attraverso l’associazione “Normalmente” prendono parte al progetto a diversi livelli. E come se i piccoli-grandi traguardi quotidiani non bastassero, i Sorvegliati Speciali hanno ricevuto, lo scorso autunno, il Premio “Nessuno mi può giudicare” da parte dell’associazione culturale Archimede, attiva nella lotta all’emarginazione.

Ma dato che nel mondo dello spettacolo the show must go on, anche alla nostra speciale compagnia è vietato fermarsi: in cantiere c’è, infatti, un nuovo spettacolo ispirato niente meno che ai Supereroi, e che intende indagare l’ancestrale binomio personaggio-persona. Chissà se, visto il tema, I Sorvegliati riusciranno ad esibirsi anche sul palcoscenico dei prossimi Lucca Comics & Games: un sogno che, speriamo, possa divenire realtà!

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