Weapon of choice

Gli insulti sono subdoli, colpiscono, si insinuano dentro ciascuno andando a minare l’autostima, la percezione di sé, creano squarci che è difficilissimo colmare.

Richard Johnson ha deciso di rendere evidente questo processo silenzioso e devastante, lo ha fatto con un progetto Weapon of Choice di fortissimo impatto visivo: ha fatto truccare da make-up artist di fama mondiale e successivamente fotografato una serie di soggetti, per lo più bambini con gli insulti che hanno ricevuto più spesso, facendoli sembrare marchi a fuoco, ferite, cicatrici per dimostrare il potere delle parole, che non restano mai in superficie, ma colpiscono nel profondo.

Sul sito internet dedicato al progetto spiega di aver scelto vittime reali di abusi verbali, a cui spesso erano seguiti abusi fisici,e di aver mostrato loro una serie di parole offensive, ciascuno ha scelto quella che si è sentito dire più spesso, la parola che lo ha marchiato a vita.

A sorpresa la parola che li ha più segnati e che hanno avuto più difficoltà a pronunciare è stata “stupid”, la convinzione di essere stupido, il non avere possibilità di farcela si insinua dentro di noi e ci impedisce di raggiungere i risultati prefissati.

Il progetto mira a sensibilizzare il più possibile ciascun individuo e portarlo a riflettere prima di parlare senza pensare alle conseguenze e ai danni che una parola possa arrecare.

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Quando si dice che le parole fanno più male delle mani, sembra un’iperbole, ma se ci si ferma un attimo a riflettere ci si rende conto che non è altro che la verità. Il segno di uno schiaffo, un livido restano sulla nostra pelle per qualche giorno e poi svaniscono, così come il loro ricordo, le parole invece restano impresse nella nostra mente e ci fanno compagnia per mesi, ronzandoci nella testa, provocando un continuo dolore. Non lasciando cicatrici esterne però l’abuso verbale viene spesso sottovalutato, per questo motivo il fotografo Richard Johnson ha dato vita ad una serie di scatti che raffigurassero le cicatrici dell’anima.

Weapon of Choice, questo il titolo del progetto, raccoglie fotografie che raffiguarno i segni che le parole lasciano sulle persone. I soggetti ritratti negli scatti di Johnson mostrano infatti sulla pelle gli insulti che spesso gli vengono urlati contro e le cicatrici e gli ematomi queste parole lasciano nella loro anima. Stupido, deficiente, negro, sono accompagnati, grazie alla magia del make-up, da lividi ed escoriazioni, tipiche della violenza fisica. Una campagnia di sensibilizzazione contro la violenza verbale, per renderci tutti più consapevoli dei danni che facciamo quando etichettiamo le persone.
Questione di scelte

Alla base del progetto si cela il tema fondamentale della scelta, presente nel titolo e nella realizzazione. Weapon of Choice infatti rappresenta la scelta da parte dell’aggressore di usare le parole come arma al fine di ferire il destinatario. La scelta però riguarda anche i protagonisti degli scatti, che sono stati chiamati a selezionare da una lista la parola che più spesso si sentivano urlare contro, quella che più gli faceva male. Un modo per mettere gli spettatori davanti alla cruda verità e spingerli a riconoscere quanto l’abuso fisico ed emotivo non sia da sottovalutare, in quanto specchio di una società violenta.

Potete visitare la pagina web del progetto qui: http://hurtwords.com/

(Andrea Galli)

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