City Plaza. Un reportage racconta un diverso modello di accoglienza

CITY PLAZA è la struttura di accoglienza auto-organizzata all’interno dell’omonimo ex hotel Ateniese, ormai diventata un modello di accoglienza studiato dal mondo scientifico e seguito dalla stampa internazionale.

La struttura, rimasta chiusa per sette anni a seguito del fallimento dell’attività, è stata occupata nel 2016 da un collettivo di attivisti e migranti, tra cui DIKTYO, l’ex Gioventù di SYRIZA e Antarsya, un gruppo della sinistra radicale Ateniese.

Poco tempo dopo però, vista l’ormai maturata capacità di auto-gestione sviluppata da City Plaza, i tre gruppi hanno deciso di farsi da parte rimanendo però a fare da supporto politico. Questo esperimento di auto-gestione si organizza attraverso una serie di riunioni settimanali a cui tutti possono partecipare, rifugiati e volontari, e si basa sul concetto di condivisione e lavoro comune.

L’obiettivo è quello di mettere in pratica un’idea di vita quotidiana che favorisca la legittimazione e la responsabilizzazione dell’individuo. City Plaza vive solo grazie alla collaborazione attiva di volontari e residenti, ed è sostenuto economicamente attraverso le donazioni private provenienti da tutto il mondo.

Il progetto si pone come azione concreta nella rivendicazione dei diritti sociali e politici per i rifugiati e i migranti, oltre che come atto di resistenza verso le politiche migratorie imposte dall’Europa nei confronti di questa crisi, prima di tutte l’accordo Europa-Turchia firmato nel marzo 2016. In questo modo, City Plaza si pone come controproposta alla problematiche abitative a cui le istituzioni rispondono con la creazione di campi profughi e hotspots che spesso finiscono per versare in condizioni di degrado.

“We live together – solidarity will win”

Due anni fa l’ondata migratoria proveniente soprattutto dall’area medio-orientale, ma anche dal nord e centro Africa, è riuscita a varcare le frontiere europee.

È in questo clima di emergenza che City Plaza nasce e si colloca, contrapponendo alle oltre 49 strutture tra centri di detenzione e campi profughi sparsi in tutto il paese, una rete di resistenza e solidarietà al grido di “refugees welcome”. “Viviamo e lottiamo insieme, la solidarietà vincerà”. Questo lo slogan più utilizzato dal City Plaza, non più un hotel ma casa di una grande famiglia cosmopolita venutasi a creare dopo lo sgombero della vicina piazza Vittoria, uno dei luoghi di arrivo e concentrazione dei rifugiati e richiedenti asilo ad Atene.

La durata della permanenza è varia e può andare da pochi giorni a diversi mesi, in attesa dei documenti necessari per il ricongiungimento familiare o per l’espatrio.

Le regole di base della convivenza sono poche, chiare e non derogabili:

1. la violenza e le discriminazioni non sono ammesse, come anche droghe ed alcool;

2. situazioni di potenziale conflitto non devono mai inasprirsi, per il rispetto delle persone e del posto;

3. chiunque ne abbia la possibilità deve fare almeno un turno a settimana.

Il rispetto di queste regole è garantito dalla condivisione e partecipazione attiva alla vita comunitaria da parte di tutti i residenti, i quali non sono più soggetti passivi di un approccio assistenzialistico bensì protagonisti attivi di un processo di cambiamento. È in questo senso sorprendente per un osservatore esterno, rendersi conto di come oltre 400 persone di etnie, età e problematiche diverse, possano in effetti convivere in un contesto assolutamente ben organizzato e pacifico.

La gestione quotidiana è garantita dalla presenza in turni nelle diverse attività di squadre miste di volontari e residenti, in particolare per quanto riguarda la preparazione e distribuzione dei pasti, la pulizia dei locali, l’accoglienza e la sorveglianza, sia diurna che notturna. A questo proposito i residenti del City Plaza sono dotati di due tessere: una di riconoscimento, che consente l’accesso alla struttura, ed una seconda per l’accesso alla mensa, che è condivisa con tutti.

Le decisioni vengono prese in comune sempre attraverso lo strumento democratico della discussione collettiva in incontri dedicati come il coordination meeting e il solidarity meeting, che è specificamente dedicato ai volontari, i così detti “solidarians”. Inoltre, il buon funzionamento è garantito anche dalla presenza costante di volontari di lungo termine e di un gruppo di attivisti facenti parte del collettivo che sostiene l’occupazione. I “Solidarians”.

Per una lettura completa del reportage di Mara Scampoli e Mattia Alunni Cardinali

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