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#echiseloscorda: ius soli, come cambiano le regole

A quasi un mese dal primo via libera del Parlamento alla riforma della legge sulla cittadinanza, facciamo un po’ di chiarezza.

Si è sentito tanto parlare di “ius soli”: il diritto alla cittadinanza di un dato Paese come conseguenza dell’essere nato sul territorio di quel paese, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori. Diverso il diritto alla cittadinanza per nascita, “ius sanguinis”.

Secondo il primo via libera alla riforma, i bambini nati in Italia da genitori immigrati potranno avere la cittadinanza, ma a determinate condizioni. Infatti, il diritto alla cittadinanza in seguito alla nascita su un determinato territorio, in Italia, è introdotto in maniera attenuata rispetto ad altri paesi.

Il primo testo approvato dalla Commissione Affari costituzionali della Camera riconosceva la cittadinanza a chi è nato in Italia da genitori stranieri in due casi: un genitore doveva essere residente legalmente in Italia da almeno cinque anni consecutivi oppure doveva essere nato e qui resiedere legalmente da almeno un anno prima della nascita del figlio.

LO IUS TEMPERATO

Nel nuovo testo, invece, per ottenere la cittadinanza non basta la “residenza legale”, ma è necessario che almeno uno dei genitori sia in possesso (o ne abbia già fatto richiesta prima della nascita del bambino) del “permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo” per quanto riguarda i figli degli extracomunitari. Servirà la dichiarazione di volontà di un genitore, o di chi ne esercita la responsabilità, all’ufficiale dello stato civile del Comune di residenza del minore, entro il 18esimo anno. In assenza di questa dichiarazione, potrà essere il diretto interessato a richiederla, entro il 20esimo anno. Altrimenti, per gli stranieri nati e residenti in Italia legalmente, senza interruzioni, fino a 18 anni, il termine per la dichiarazione di acquisto della cittadinanza sale a due anni dalla maggiore età. Il principio dello “ius soli” non si applicherà però ai cittadini europei, visto che il permesso di lungo periodo è previsto solo per gli Stati extra Ue.

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LO IUS CULTURAE 

Possono ottenere la cittadinanza anche i minori stranieri nati in Italia, o entrati entro il 12esimo anno, che abbiano frequentato regolarmente per almeno cinque anni uno o più cicli presso istituti del sistema nazionale di istruzione, o percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali. La frequenza del corso di istruzione primaria deve essere coronata dalla promozione. La richiesta spetta al genitore, cui è a sua volta richiesta la residenza legale, o all’interessato stesso, entro due anni dalla maggiore età.

Inoltre la famiglia deve dimostrare di avere un reddito minimo non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale, la disponibilità di alloggio che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge ed è anche necessario il superamento di un test di conoscenza della lingua italiana.

Molto discussi i criteri che, secondo alcune associazioni, “selezionerebbero” i bambini in grado di ottenere la cittadinanza in base alla capacità economica delle loro famiglie.

Le nuove norme valgono anche per gli stranieri in possesso dei nuovi requisiti ma che abbiano superato, all’approvazione della legge, il limite di età dei 20 anni per farne richiesta. Sono circa 127 mila gli stranieri in possesso dei nuovi requisiti.

LA CITTADINANZA IN ALTRI PAESI

Quello del diritto di cittadinanza è da sempre un tema molto dibattuto. In Italia la questione fu sollevata due anni fa dall’ex ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge, suscitando una valanga di polemiche ancora in corso da parte di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Fino a oggi, tra l’altro, l’Italia è stata uno dei Paesi con regole più severe, insieme alla Svizzera, dove la “naturalizzazione” è possibile solo dopo 12 anni di residenza.

Solo in Francia vige un “doppio ius soli”: la cittadinanza viene facilmente riconosciuta agli stranieri nati nel Paese se anche i genitori vi sono nati (ius soli sancito per la prima volta nel 1515), oppure può essere acquisita solo dai 18 anni in poi se si hanno genitori stranieri che però risiedono in Francia da almeno cinque anni.

In Germania la regola è lo “ius sanguinis” ma possono diventare cittadini tedeschi tutti i bambini nati da genitori extracomunitari, purché almeno uno dei due abbia un permesso di soggiorno permanente da tre anni e viva nel Paese da almeno otto.

Più morbida la Gran Bretagna: chi nasce su territorio britannico anche da un solo genitore in possesso della cittadinanza è automaticamente cittadino del Regno Unito.

La cittadinanza si acquisisce anche dopo tre anni di matrimonio con un cittadino britannico.

La tendenza europea è ben diversa da quella di altri Paesi, dove l’immigrazione è un fenomeno di portata molto superiore, come gli Stati Uniti, il Canada, ma anche il Brasile. Negli Stati Uniti, ad esempio, esiste lo “ius soli puro”: è cittadino americano chi nasce negli Usa (eccezione fatta per i figli di diplomatici stranieri) e anche chi non nasce in territorio nazionale, ma da genitori americani o di cui almeno uno è stato residente negli Stati Uniti.

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