Echiseloscorda! Racconti di Servizio Civile

#echiseloscorda: l’operatore locale di progetto, una guida per i volontari

Comincia l’anno di Servizio Civile e ci si può sentire un po’ spaesati. Ma tutti i volontari possono contare sulla figura dell’Olp, gli operatori locali di progetto, un po’ guide e un po’ maestri dei ragazzi in servizio.

Abbiamo incontrato Francesco Zonni, coordinatore della comunità educativa per minori nata dall’associazione di volontariato Casa Famiglia della Mamma Onlus e Olp dei ragazzi del Servizio Civile presso la struttura di Corato, in provincia di Bari.

“Nella nostra comunità vengono ospitati i minori allontanati dalle famiglie o ragazze madri che non hanno un posto dove vivere e qui vengono aiutate ad acquisire capacità genitoriali. I ragazzi vengono accolti per un periodo in attesa che possano tornare in famiglia qualora le situazioni migliorino. La casa famiglia è diventata più grande e da novembre avrà anche un centro diurno. Non è una struttura asettica, ma una grande casa accogliente”.

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Quanti ragazzi del Servizio Civile ci sono nella vostra struttura?

Abbiamo un bel gruppo di dodici ragazzi. È una fortuna, perché vuol dire che la comunità funziona e ha bisogno di tante persone, ma l’altra faccia della medaglia è che vuol dire che ci sono parecchie situazioni problematiche.

Qual è il ruolo dei ragazzi?

I ragazzi affiancano gli operatori: stanno con i bambini, mangiano con loro e li aiutano nei compiti. Io spesso li definisco dei fratelli maggiori per i bambini che sono ospiti nella comunità perché li aiutano e crescono con loro nelle difficoltà di tutti i giorni. Facendo trenta ore a settimana entrano nella loro vita quotidiana e si creano bellissimi rapporti.

Per i volontari è un’esperienza forte perché ci sono spesso famiglie molto problematiche e difficoltà reali: i ragazzi hanno a che fare con casi di bambini abusati, povertà estrema e incuria, mamme che non hanno più la possibilità di stare con i loro figli per problemi di alcolismo, per esempio. È un’esperienza molto formativa, ma dura e infatti collaboriamo con uno psicologo del centro per la formazione dei volontari. Il rischio è che ci si immedesima molto nelle situazioni, per questo è importante insegnare anche a prendere le distanze dalla sofferenza e non lasciarsi travolgere dalle situazioni.

Tu sei il loro Olp: che vuol dire?

Sono per loro punto di riferimento. Sono a mia volta un ex volontario del Servizio Civile di dodici anni fa. Ricordo quanto fu per me positiva quella esperienza, perché sono entrato in contatto con le difficoltà della gente che mi hanno fatto crescere. Quando ho iniziato a collaborare con l’associazione, abbiamo pensato di riprodurre anche qui un’esperienza così formativa come quella del Servizio Civile e sono diventato il loro operatore locale di progetto. Quello che ho ricevuto quando ero volontario volevo passarlo ai nuovi ragazzi, in un percorso formativo. Diventi il loro maestro. Fare da olp è appagante perché diventi un punto di riferimento per i ragazzi e trasferisci a loro quello che hai imparato, e cresci anche tu.

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Com’è il rapporto con i ragazzi?

Molto positivo. Non abbiamo mai avuto grandi conflittualità: siamo a disposizione dei ragazzi, cerchiamo di andare incontro nelle loro esigenze, la porta per loro è sempre aperta. Le difficoltà sono legate per lo più alla loro emotività quando si entra in contatto con situazioni di sofferenza per la prima volta. Arrivare in comunità non è immediato, prima c’è un lungo iter formativo e il mio compito è proprio quello di essere per i volontari una guida in questo percorso di formazione.

Eppure questo processo è molto formativo anche per me perché stando sempre a contatto con loro scopro problematiche nuove, realtà nuove e questo accresce anche me stesso. Abbiamo sempre continuato a presentare progetti perché è un arricchimento per tutti , i ragazzi sono una risorsa e trovano a volte soluzioni con punti di vista nuovi. Per questo per noi sono una parte integrante dell’associazione, parlano con noi, partecipano alle riunioni così da sentirsi partecipi di tutto quello che succede.

Cosa pensi del Servizio Civile come Olp e come ex volontario?

Il Servizio Civile è un viaggio, una crescita. È un’esperienza che va rinforzata ed è molto utile: un anno può essere un periodo molto lungo che si deve affrontare nel migliore di modi. È un’occasione per sperimentarsi, per vivere concretamente quello che spesso si è solo studiato sui libri. Inoltre, il volontario acquisisce una conoscenza del lavoro molto profonda.

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Il Servizio Civile è, secondo te, anche un’opportunità per entrare nel mondo del lavoro?

Assolutamente si. Il nostro scopo è formare dei ragazzi che possano un domani continuare a collaborare con noi. Molti sono rimasti, infatti, dopo il Servizio Civile: una ex volontaria è stata assunta appena è terminato l’anno di volontariato, un’altra verrà a sostituire gli operatori durante le ferie e altri quattro saranno chiamati per il centro diurno. Noi li formiamo per diventare veri operatori perché, se sono capaci e volenterosi, possono diventare nostri colleghi. Il fatto che molti siano rimasti qui a lavorare come operatori è la dimostrazione che il meccanismo funziona: vogliamo aiutare i bambini, ma anche formare nuovi operatori. Molti escono dall’università e facendo questa prima esperienza sul campo, si rendono conto che non riescono a sostenere queste difficoltà, oppure si rendono conto che, invece, è proprio la loro strada.

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