Famiglia curda prigioniera all’aeroporto di Mosca

Dal 10 settembre una famiglia di rifugiati curdi proveniente da Erbil vive nell’area fumatori del terminal è nell’aeroporto Sheremetyevo di Mosca.

La storia, che rievoca quella portata sul grande schermo da Tom Hanks nel film “The terminal”, è stata raccontata dal sito d’informazione russo Meduza. Khasan Aman Ando, sua moglie Gulistan e i loro quattro figli, di età compresa tra i 3 e i 13 anni, sono in fuga dal Kurdistan iracheno, occupato dalle truppe dell’Is. La famiglia curda è stata, però, trattenuta al confine russo dai militari che li accusano di viaggiare con passaporti falsi. Sebbene le autorità siriane abbiano poi confermato l’autenticità dei loro documenti, il 14 ottobre gli uffici dell’immigrazione di Mosca hanno rigettato la richiesta di asilo. A complicare la situazione anche lo stato di salute di Gulistan che è stata ricoverata nel reparto di neurologia del Khimki City Hospital, mentre il resto della famiglia rimane accampato in aeroporto.

“A dispetto di quello che sta accadendo, non voglio tornare indietro” ha detto Khasan che per comunicare con i giornalisti e le autorità si fa aiutare dal figlio tredicenne Renas che parla un inglese fluente. Nel reportage “Life in a glass box” di Katya Letova vengono raccontate l’attesa e la vita di Khasan e di suoi figli, scappati dalla guerra, ma imprigionati appunto in una scatola di vetro.(foto Katya Letova)
a cura di Martina Nasso e Martina Tartaglino

fonte: Repubblica.it 28/10/2015

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