I Get You. Le migliori pratiche di integrazione dei migranti in Europa

“I Get You” è la ricerca realizzata in 9 paesi nell’ambito del progetto Best (Promoting best practices to prevent racism and xenophobia toward forced migrants through community building) che presenta i migliori progetti di Community Building in Europa.

Nei 9 Paesi in cui è stato realizzato il progetto sono state mappate complessivamente 315 iniziative di community building: 62 in Italia, 55 in Francia, 50 in Germania, 37 in Belgio, 31 in Spagna, 31 in Portogallo, 20 a Malta, 15 in Romania e 14 in Croazia. La maggior parte sono di piccole dimensioni, ma secondo i ricercatori hanno avuto un impatto significativo nella prevenzione del razzismo e della xenofobia.

La ricerca di I Get You ha mostrato inoltre che l’accoglienza funziona meglio quando è organizzata in piccoli centri e le strutture non sono isolate, ma ben collegate o ancor meglio all’interno delle aree urbane. Ciò consente, infatti, alla società civile di interagire direttamente con i migranti.

Un elemento chiave per la riuscita di molte iniziative di community building è la disponibilità di uno spazio per l’incontro che sia diverso dalle strutture di accoglienza ed sia aperto anche alla popolazione locale. Le esperienze di maggior successo dimostrano che avere un luogo di incontro dove tutti i partecipanti si sentono “a casa” è importante per la partecipazione e il coinvolgimento. Un ultimo elemento che appare particolarmente rilevante per la prevenzione della xenofobia e in particolare dell’islamofobia, che cresce in modo allarmante nel nostro Paese, è quello del dialogo interreligioso, presente in diverse iniziative di community building. Nella maggior parte dei casi questo elemento è in qualche modo implicito, un “effetto collaterale” della conoscenza reciproca e amicizia con i migranti forzati che sono, in molti casi, musulmani”.

Da Parma a Palermo: le buone pratiche italiane. Tra i progetti migliori inseriti nella ricerca c’è Tandem, realizzato dalla cooperativa Ciac di Parma. L’iniziativa riunisce giovani italiani tra i 18 e i 29 anni e giovani titolari di protezione internazionale per sperimentare percorsi di autonomia e indipendenza. A Palermo, nel quartiere Ballarò, invece, c’è Arte migrante, una rete nazionale che mira a promuovere l’inclusione sociale attraverso la cultura. A Roma, invece, tra i progetti migliori c’è la Casa Scalabrini 634 che accoglie i rifugiati, sia famiglie che singoli, in uscita dalle strutture di accoglienza per un periodo massimo di un anno. “Stiamo cercando di creare un luogo di condivisione con la comunità, aperto a tutti – sottolinea Maria Occhiuto, responsabile della comunicazione -. Stiamo lavorando sodo per essere considerati una presenza positiva per i quartiere”.

Per una lettura completa dell’articolo: www.redattoresociale.it

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