Il mercato di Lorenteggio – un progetto replicabile di riqualificazione della periferia

Il progetto Mercato Loreteggio è nato allo scopo di diffondere un modo nuovo di fare città partendo dalle periferie e avendo come base 3 assi fondamentali: commercio, cultura e responsabilità sociale per il progetto di riqualificazione del mercato Lorenteggio.

Il Mercato Comunale di via Lorenteggio 177 è attivo dal 1954. Un presidio che, come tutti, ha iniziato a soffrire con l’avvento della grande distribuzione. Al punto che, circa quattro anni fa, il Comune di Milano ha pensato di dismettere la struttura. Ma a seguito delle proteste dei commercianti, il Comune, con la collaborazione del Consiglio della Zona 6, ha deciso di creare un bando dedicato alla riqualificazione del mercato, vinto poi dal neonato consorzio dei commercianti che esercitano all’interno dell’area.

Il bando prevedeva che un’area venisse riservata ad una realtà esterna che gestisse delle attività culturali. Un angolo, arredato con un divano vintage e cassette della frutta, adesso gestito dall’associazione Dynamoscopio, in partnership con la cooperativa BarAcca e l’Aps Samarcanda. «Mercato Lorenteggio ha riaperto i battenti – racconta Erika Lazzarino – stavolta con una gestione nuova e con una spina culturale e sociale». Perché l’obiettivo del progetto è di rilanciare il commercio di prossimità «che contribuisce a creare legami sociali, soprattutto nelle periferie» attraverso un valore aggiunto: la cultura.

All’interno del mercato adesso c’è uno spazio in cui le signore possono lavorare all’ uncinetto, prendere il tè con le amiche o in cui i giovani possono lavorare al computer. Un approccio «sociale e antropologico» che rappresenta «una risposta sia alla marginalizzazione delle aree periferiche che alla sottoesposizione culturale delle loro popolazioni».

Data la replicabilità del modello su scala nazionale l’associazione culturale Dynamoscopio ha presentato il progetto al Mibact nel corso delle giornate di incubazione e formazione previste dal bando nazionale Culturability di Fondazione Unipolis.

 

tratto da Corrieresociale.it

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