“La mafia è forte proprio perché la gente ha paura” – di Levèra

“Chiunque fa questa attività ha la capacità di scegliere tra la paura e la vigliaccheria.

La paura è qualche cosa che tutti abbiamo: chi ha paura sogna, chi ha paura ama, chi ha paura piange, è un sentimento umano, è la vigliaccheria che non si capisce e non deve rientrare nell’ottica umana.

Io come tutti gli uomini ho paura indubbiamente, non sono vigliacco, me ne sarei già andato.

Beh nella mia posizione la paura è magari lasciare i bambini soli.

Per uno scapolo è diverso.

Per uno sposato si gestisce in virtù della propria famiglia: si ha paura di lasciarli soli, si ha paura di non avere la capacità di morire per una ragione valida.

Io scorto un uomo ad altissimo rischio, un uomo che ha dato la possibilità a molti di credere.

Non lo scorterei sicuramente se non avessi la massima fiducia nei suoi confronti; ho messo la mia vita a rischio per lui.”

 

Queste le parole di Antonio Montinaro pronunciate poco prima di essere ucciso nella strage di Capaci, il 23 maggio 1992, con Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta. Le sue parole, come la sua personalità e tutta la sua vita, esprimono il senso stesso dell’umanità, con tutta la fragilità e la forza che le sono peculiari. Antonio Montinaro non temeva la paura e la riconosceva nel suo valore e nella sua possibilità, perché sapeva che avere paura è umano, e anzi indispensabile, per amare, sognare, soffrire e piangere. E’ umano tremare di fronte alla concreta eventualità di lasciare la propria famiglia perché si fa un lavoro rischiosissimo, ma è umano anche scegliere liberamente e con consapevolezza di essere al proprio posto nel momento di maggior pericolo, per morire, alla fine, “per una ragione valida”. E’ umano riuscire a superare la dimensione circoscritta delle preoccupazioni personali e guardare alla sfera più ampia dell’esperienza civile, sociale, politica, riflettendo sulle ragioni della forza della mafia e impegnandosi fino alla fine perché i cittadini riconquistino fiducia e speranza nello Stato. Dev’essere ritenuta estranea all’umanità, invece, la vigliaccheria: in questa distinzione tra l’umanità della paura e la non umanità della vigliaccheria stanno il significato e il valore profondo di una dignità che arriva fino al sacrificio per una causa in cui si crede, ma senza enfasi e retorica, nella “normalità” del lavoro quotidiano. E’ per tutte queste ragioni che il 23 marzo prossimo il circolo Levèra sarà intitolato ad Antonio Montinaro, perché sia ricordato e conosciuto come un grande simbolo della lotta alla mafia in nome del bene comune, ma soprattutto perché sia un esempio ed uno stimolo all’impegno di cambiamento, in un momento in cui la passiva accettazione dell’esistente rappresenta un grave pericolo.

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