La resistenza di profughi e migranti nelle foto di Gohar Dashti

In esclusiva per l’Italia, le Officine dell’Immagine di Milano fino al 16 aprile, ospitano una personale di Gohar Dashti, fotografa e artista iraniana.

Limbo prende spunto dalla serie Stateless (2014-2015) realizzata in un remoto paesaggio desertico nell’isola di Qeshm, territorio iraniano sul Golfo Persico. Paesaggi desertici e radure desolate fanno da sfondo a  ritratti malinconici di giovani che appaiono vulnerabili, senza mezzi, ma mai arresi, nemmeno nelle situazioni più difficili ed estreme, quando intorno a loro non ci sono più tracce di contesti urbani e abitabili.

L’artista con il suo lavoro fotografico ha raccontato i fermenti culturali e di rinnovamento che attraversano il tessuto sociale iraniano, con una propria cifra stilistica originale, in cui l’amarezza è sempre venata di ironia,  con una forte carica di denuncia, ma senza perdere la tenerezza.

«È questo silenzioso senso di abbandono e il dolore della separazione dalla propria terra, dalla propria cultura e storia  – sottolinea la curatrice Silvia Cirelli – ciò che hanno ispirato Gohar Dashti nella realizzazione di queste serie poetiche, un progetto che assorbe la sofferenza della difficile condizione di profugo ed esiliato, restituendo l’identità di una memoria a chi purtroppo, a causa di guerre, malattie o soprusi, è stato costretto ad abbandonarla».

Nei trittici del progetto Me, she and the others (2009), anch’essi in mostra a Milano, Gohar Dashti si occupa in modo particolare della questione femminile e del ruolo della donna nella cultura iraniana  raccontando le donne al lavoro, nella propria abitazione e nelle strade, attraverso gli abiti e l’obbligo di indossare sempre il velo. Senza mai adottare uno sguardo giudicante, la fotografa iraniana cerca di cogliere il vissuto emotivo delle protagoniste e come cambia la loro immagine dentro e fuori casa, in un mondo musulmano che le  costringe a nascondersi in pubblico.

 

Articolo (Simona Maggiorelli) e foto tratti da: http://www.left.it/

 

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