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Belfast, i muri che dividono ma piacciono ai turisti (di Valentina Ersilia Matrascia). Si chiamano Peace Lines, gli ultimi muri d’Europa. Separano cattolici e protestanti nell’Irlanda del Nord. Secondo un rapporto pubblicato dal Progetto Interface Belfast, attualmente sono 99 in tutta la città di Belfast. Le prime risalgono ai primi anni dei Troubles – i conflitti tra la fine degli anni ’60 e la fine degli anni ’90 – e rappresentano allo stesso tempo un segno ancora vivo del conflitto di matrice religiosa che da anni dilania il paese europeo e un’attrattiva turistica. Un terzo delle Peace Lines sono datate però agli anni successivi all’IRA, molte sono quasi ai giorni nostri. Risale infatti agli inizi del 2012 l’annuncio del Fondo internazionale per l’Irlanda (organizzazione indipendente con lo scopo di promuovere la riconciliazione nell’Irlanda del Nord) l’annuncio del finanziamento, ammontante a 2 milioni di sterline, di un progetto per la riduzione delle Peace Lines di Belfast “per la costruzione di fiducia tra le comunità”. Decorate da murales, spesso dedicati ai caduti delle due fazioni, queste mura, lunghe fino a 4 km e alte fino a 8 metri, sono realizzate in metallo, cemento e reticolati di filo spinato e un cancello nel centro che nelle ore notturne viene chiuso ed impedisce il passaggio da una parte all’altra. In alcuni casi i cancelli sono opportunamente sorvegliati dalla polizia. Nonostante il nome queste mura non rappresentano uno strumento di pace, anzi se possibile aumentano ancora di più la separazione e il non dialogo tra le due comunità. Se il primo muro fu, infatti, eretto nel 1969 a Belfast per dividere i cattolici di Falls Road dai protestanti di Shankill Roads a Cupar Street in conseguenza degli incendi e degli scontri verificatesi nella parte Ovest della città, l’edificazione dell’ultimo muro risale al 16 settembre dello scorso anno. A vent’anni dalla caduta del muro di Berlino non solo le Peace Lines non sono cadute ma continuano a crescere.

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