MIND THE G.A.P. – IL GIOCATORE

Progetto espositivo MIND THE G.A.P. – IL GIOCATORE, basato sul reportage sul gioco d’azzardo THE GAMBLER, realizzato dal fotografo Marco Dal Maso (www.marcodalmaso.it/thegambler).

A partire dalle suggestioni scaturite dalle immagini realizzate dal fotografo Marco Dal Maso e dal tema trattato, il gioco d’azzardo inteso come patologia e il tentativo di cura attraverso programmi di recupero, nasce il progetto espositivo MIND THE G.A.P. è diventata una mostra itinerante.
MIND THE G.A.P.
Il titolo della mostra gioca sull’ambivalenza del termine GAP: nell’inglese il GAP è il varco che si crea sotto i piedi all’uscita del vagone della metropolitana, quando la piattaforma di cemento è solo ad un passo da noi. La sigla G.A.P., in italiano, è invece identificativa del Gioco d’Azzardo Patologico.
Nella terribile voragine del G.A.P. finiscono, più o meno consciamente, migliaia di persone ogni anno, la gran parte delle quali sono giovani. L’incapacità di fermarsi, di riconoscere quale sia il limite tra il divertimento e l’ossessione, comporta lo sviluppo della dipendenza dal gioco. Quella che inizialmente si può intendere come una debolezza diventa una vera e propria patologia. Il Gioco d’azzardo patologico, o gambling patologico, è una malattia del cervello, classificata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, connotata come una dipendenza patologica “senza sostanza”.
Il Giocatore protagonista di questi scatti è l’essere umano. Lasciandosi travolgere dal fascino del gioco, resta invischiato nelle sue spire, crolla nella dipendenza e tenta un percorso di recupero per tornare ad essere una persona libera. Ad essere ritratto negli scatti, tuttavia, non è un solo individuo, ma è l’insieme dei gesti, delle movenze, degli sguardi di tutti coloro i quali sono diventati, per un attimo nella vita e per sempre nell’immagine impressa, i protagonisti delle diverse immagini che compongono, nell’insieme, un drammatico quadro: un viaggio all’inferno e ritorno.
La mostra si divide in due sezioni: una identificativa delle fasi del gioco d’azzardo, dalle fortunate vincite ai costanti fallimenti; la seconda invece porta l’attenzione al percorso di risalita dalla dipendenza. Negli scatti della prima sezione, la “Gabbia del Gioco”, gli scenari si alternano – casinò di lusso, centri scommesse in strade di passaggio o sale colme di slot machines in grigie periferie – ma la costante è la solitudine che ne traspare. L’attrazione che suscita la “vincita facile”, affiancata all’aumento di situazioni di disagio economico, ha fatto sì che, in Italia, dal 2004 al 2011 vi sia stato un aumento della spesa per il gioco del 222%, con una spesa totale, nel solo 2011, di quasi 80.000 milioni di euro.
Purtroppo, inesorabilmente, a tali vincite fanno seguito perdite inaspettate, che portano il giocatore alla seconda fase del percorso verso la dipendenza, chiamata fase perdente, caratterizzata dalla rincorsa: per tentare di far fronte alle perdite sempre più ingenti scommette somme di denaro sempre maggiori. La spirale di disperazione aumenta, con una progressiva rottura dei legami familiari e degli affetti, dovuta al continuo bisogno di mentire per nascondere le perdite e la necessità di recuperare ulteriore denaro, spesso cadendo nella rete degli usurai.

La combinazione azzardo-tecnologia velocizza il processo che porta alla compulsività. Le slot-machines (56,3%) e le lotterie (12,7%) sono le maggiori cause di dipendenza: le prime (attualmente sul territorio italiano se ne trovano ben 420.000) hanno addirittura un potere ipnotico sul giocatore, che subisce uno staccamento della realtà, o meglio una perdita della percezione spazio-temporale, portandolo ad isolarsi totalmente dal mondo esterno alla ricerca di una valvola di sfogo delle proprie preoccupazioni, e delle quali diventa succube.
In Italia sono circa due milioni i giocatori a rischio e 800 mila quelli che soffrono di una vera e propria dipendenza. Il centro Bad Bachgard di Rodengo, nella provincia di Bolzano, assieme ai suoi ospiti è stato il protagonista degli scatti che compongono la seconda sezione della mostra, le “Stanze della Cura”.
Il malato passa ottanta giorni all’interno della struttura, specializzata nel recupero da dipendenze da gioco, e compie un percorso di disintossicazione attraverso diverse modalità di cura: l’ippoterapia, la danzaterapia, l’arteterapia. Ma soprattutto attarverso la terapia di gruppo: per sconfiggere la grande solitudine del quale l’individuo era diventato preda, per uscire dall’enorme G.A.P. dal quale sembrava impossibile una risalita.

photo album di Marco dal Maso: http://www.marcodalmaso.it/

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