InCo-Molfetta

Neve

Io sono nata dove la neve è un miracolo.

In un posto sedato dal mare, governato dal sole, per cui i lettoni impazzirebbero.

Una città tranquilla, che non conosce inverno e la neve, forse, è un miracolo soltanto per i bambini, i vacanzieri e per mia madre.

Quando ero piccola e volevo la neve, mia madre mi diceva di scriverlo nella lettera per San Nicola.

Nella mia logica di bambina, che era comunque tutta mia, San Nicola viaggiava portando regali ai bambini e non poteva occuparsi anche del tempo.

Però lo scrivevo ugualmente, casomai San Nicola conoscesse qualcun altro in grado di farlo.

Di solito è così che funziona ai piani alti.

Io sono cresciuta senza neve, dove la neve è un miracolo, perché quando è caduta inaspettatamente un giorno, verso Natale, mia madre ha urlato.

Mio fratello ed io stavamo dormendo, lei ci ha detto di correre alla finestra.

A piedi nudi, con il pigiama di lana, sono scesa dal letto, ho camminato stropicciandomi la faccia.

Non ricordo quanti anni avessi, ma non scrivevo più a San Nicola di portare la neve. Gli scrivevo e basta. Cose più reali, come faccio ora.

Nella mia logica di bambina, la neve era un fatto straordinario e andava accolta urlando, come aveva fatto mia madre.

 

A Jūrmala la neve è arrivata di nascosto, durante alcune fredde notti di ottobre.

Ce ne accorgevamo la mattina osservando l’erba e tremando per il freddo sotto le coperte.

Non abbiamo mai sofferto in quella vecchia casa, nel corso di tutto l’inverno.

Abbiamo sofferto ad ottobre, quando il riscaldamento non si attivava perché secondo i lettoni non era ancora il momento. Alcuni di loro facevano ancora il bagno nel Baltico.

Io ricordo che mi rannicchiavo più del solito per trovare un po’ di pace.

Stessa cosa è successa ad aprile, quando nevicava ancora certi giorni, ma secondo i lettoni il riscaldamento andava spento.

La neve si è comunque imposta alla fine di novembre 2018, trasformando l’intero paesaggio, diversamente pieno di moltissimi colori, in un’unica sfumatura nota.

Non ricordo che giorno fosse, ma è avvenuto tutto di nascosto, mentre dormivamo, perché quella mattina ho bevuto il caffè e davanti alla finestra mi sono detta:

“Porca miseria! Adesso come ci arrivo a scuola?”.

Quando sono partita dall’Italia, credevo di essere equipaggiata a sufficienza.

Non lo ero.

In ogni caso, ho corso per le scale, svegliato mio fratello e urlato che fuori c’era un sacco di neve.

 

L’accoglienza che riceve la neve da parte degli uomini di area russa non somiglia per niente a quella di mia madre.

Se provate ad essere allegri durante una giornata di neve, vi prendono generalmente a parolacce, per pazzi, continuano a lamentarsi e a borbottare fino a deprimervi.

In generale, si può dire, i lettoni odiano la neve, l’inverno, il ghiaccio.

Camminare sul ghiaccio è stata una delle esperienze più belle della mia vita.

La neve al mare è una delle cose più indescrivibili che abbia mai potuto vedere.

Come accade spesso, non posso condividere i miei gusti e il mio entusiasmo con le altre persone.

Li tengo per me, per i miei racconti e per le lunghe passeggiate nel silenzio delle strade bianche che ho percorso in Lettonia.

 

Con la neve ho visitato Vilnius e Trakai, l’antica capitale della Lituania.

 

Con la neve ho visto San Pietroburgo, poi Mosca, per la prima volta.

 

Era così che le immaginavo e speravo di trovarle.

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