Non un mio crimine ma una mia condanna: I diritti dei grandi cominciano dai diritti dei bambini

NON UN MIO CRIMINE MA UNA MIA CONDANNA

I diritti dei grandi cominciano dai diritti dei bambini

9 – 28 novembre 2015

 

Campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi SMS solidale al 45503

La “Carta dei figli dei genitori detenuti”  può cambiare  la vita di 100.000 bambini

 

La Carta dei figli di genitori detenuti, la prima in Europa, riconosce i diritti dei 100mila bambini che hanno il papà o la mamma in carcere. Sono bambini che vivono in segreto questa esperienza per contrastare la reazione sociale che li emargina.

La “Carta” restituisce visibilità alla loro presenza e a ciascuno di noi la responsabilità di riconoscerla.

È uno strumento trasformativo, che ha dato l’avvio ad un processo di umanizzazione non solo all’interno degli istituti penitenziari, ma anche nel cambio di prospettiva a cui viene sollecitato tutto il sistema che ruota dentro e fuori il carcere perché si metta dalla parte del minorenne, con la volontà di renderli meno vulnerabili.

Firmata da più di un anno dal Ministro di Giustizia Andrea Orlando, dal Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza Vincenzo Spadafora e da Lia Sacerdote, presidente di Bambinisenzasbarre Onlus, la Carta non solo garantisce il diritto dei figli al mantenimento della relazione affettiva con i propri genitori detenuti, confermando il diritto di questi ultimi alla genitorialità, ma se applicata, può trasformare la vita affettiva di questi minorenni.

È il caso di Sara, una ragazza di diciassette anni, molto legata al papà, che per anni è andata a trovare, ma con sempre maggiore difficoltà, soprattutto in adolescenza. – ha raccontato Lia Sacerdote, presidente di Bambinisenzasbarre – La mancanza del padre, quel senso di vuoto in un’età delicata, ha reso più fragile Sara tanto da soffrire di attacchi di panico e di gravi malesseri che l’hanno costretta a fermarsi e a rischiare di perdere l’anno scolastico. Grazie anche alla Carta, che riconosce i bisogni dei ragazzi come Sara, da qualche mese il papà è di nuovo in famiglia ai domiciliari e Sara ha ripreso la vita di un’adolescente, con le incertezze e le speranze di questo periodo della vita.”

Tuttavia l’applicazione della Carta è ancora debole, molte Sare attendono di essere accolte adeguatamente quando vanno a trovare il padre o la madre in carcere, di avere un tempo sufficiente per il colloquio col genitore tale da garantire il mantenimento del legame affettivo. Questa situazione può determinare la cancellazione della genitorialità stessa. Una sparizione che spesso viene attuata anche dai figli all’interno della propria rete sociale, portandoli a nascondere fino a negare la stessa personale storia familiare.

Molte Sare aspettano per esempio che sia consentita la presenza del genitore nei momenti rilevanti della vita dei figli (prima comunione, compleanno, primo giorno di scuola, saggio di fine anno, ecc.). Ciò mitiga l’impatto quotidiano che la separazione dal genitore ha su questi bambini.

Mentre con la “Carta”  la comunità è chiamata a non emarginare questi bambini, il sistema penitenziario è sollecitato a realizzare all’interno delle carceri italiane un nuovo sistema di accoglienza che tenga in considerazione la loro presenza e la necessità di mantenere e proteggere i legami del nucleo familiare.

Il Modello d’Accoglienza Spazio Giallo di Bambinisenzasbarre, oggi sviluppato dall’Associazione in alcune carceri italiane, è diventato esempio di buona pratica per la rete sul territorio nazionale ed europea, che a Milano rappresenta il primo circuito di accoglienza cittadino con le 3 carceri di San Vittore, Bollate e Opera.

Questo è al centro della Campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi “Non un mio crimine, ma una mia condanna” di Bambinisenzasbarre, che prende l’avvio lunedì 9 novembre per terminare sabato 28 novembre e si avvale della donazione con SMS al 45503 da 2 Euro da cellulare (TIM, Vodafone, WIND, 3, PosteMobile , CoopVoce e Tiscali) o 2 o 5 Euro da telefono fisso (Vodafone, TWT, TIM, Fastweb e Tiscali).

 

L’Italia è il primo Paese che ha siglato questa Carta, una firma ed un segno forte per i 100mila figli di genitori detenuti, in sé è uno strumento radicale che trasforma il bisogno del mantenimento del legame affettivo in diritto liberando questi minorenni da una colpa non loro. – ha concluso Lia Sacerdote la presidente dell’Associazione – La Carta, che tiene conto della Convenzione ONU sui diritti dei bambini con genitori detenuti e di ricerche internazionali, è stata voluta e redatta dai firmatari per confermare la necessità di tutelare i diritti di questa infanzia che incontra il carcere ogni giorno”.

 

Ufficio Stampa Bambinisenzasbarre

Maria Rosa Rota, Milano 02 711998 comunicazione@bambinisenzasbarre.org

Giulia Pigliucci, Roma 3356157253 comunicazione.add@gmail.com

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