Ponti, non muri – di Levèra

La migliore risposta alla dilagante ondata di xenofobia, razzismo e fascismo l’ha data l’enorme popolo antifascista, che ha sfilato pacificamente per le strade di Macerata – rimandando al mittente le raccomandazioni di quel ceto politico trasversale, che quella manifestazione avrebbe dovuto convocarla, invece di dissuadere dalla partecipazione – per gridare che l’Italia è un paese antifascista e solidale.

Il bellissimo corteo ha ribadito con forza che alla paura si risponde con la solidarietà, intessendo relazioni tra le genti, alzando la testa contro ogni attentato e azione terroristica, da chiunque e contro chiunque venga commessa, contrapponendo l’umanità alla violenza.

L’intento trasversale di un ceto politico opportunista è stato quello di negare che a Macerata si fosse consumato un atto terroristico.

Per anni i piromani della politica hanno irresponsabilmente alimentato il fuoco delle paure, ingigantendo i fantasmi della sicurezza, della razza, del diverso, facendo divampare un incendio difficilmente domabile, da cui ora gli stessi artefici cercano di prendere le distanze, derubricando i fatti di Macerata semplicemente come il gesto di un folle da far passare sotto silenzio, con la scusa di non alimentare l’allarme sociale.

Invece dobbiamo ricominciare a chiamare le cose con il loro vero nome.

Odio, razzismo e violenza fascista nutrono una guerra tra poveri.

Pamela, l’atto terroristico di Macerata, la crescente xenofobia sono il frutto di una politica incapace di affrontare e risolvere la marginalità sociale, il disagio economico, l’integrazione sociale tra persone provenienti da paesi diversi, la povertà.

Al contrario le “ricette” adottate sino ad oggi sono state in grado solo di innescare una becera, dannosa e pericolosa guerra tra poveri, il cui unico risultato è stato di distruggere i valori sociali di solidarietà, umanità, pacifismo ed antifascismo proclamati nella nostra Costituzione.

L’Antifascismo, per noi, è una pratica concreta, quotidiana, è un modo di vivere, di relazionarsi tra pari con il prossimo: chiunque sia, da ovunque provenga, di qualunque colore, razza e religione, di qualunque estrazione sociale ed economica.

Non possiamo più consentire che l’antifascismo sia considerato con un bel soprammobile nella cristalliera di famiglia, da rispolverare in occasioni delle celebrazioni commemorative.

Scriveva Calamandrei: “Il fascismo non era un flagello piombato dal cielo sulla moltitudine innocente, ma una tabe spirituale lungamente maturata nell’interno di tutta una società, diventata incapace, come un organismo esausto che non riesce più a reagire contro la virulenza dell’infezione, di indignarsi e di insorgere contro la bestiale follia dei pochi.”.

Con il nostro Antifascismo praticato, contrapporremo a questa bestialità la nostra umanità sempre e comunque, senza se e senza ma.

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