Se gli uomini avessero le mestruazioni, come sarebbe la pubblicità?

Sappiamo bene che, in Italia, ma non solo, l’argomento mestruazioni è un vero e proprio tabù. Recentemente si è parlato molto della censura di Instagram della fotografia della donna in pigiama con i pantaloni sporchi di sangue. 

Per parlare di ciclo mestruale ovunque si usano circonlocuzioni e eufemismi: “Ho le mie cose”, “Sono indisposta”, “Sto in quei giorni”, senza contare le molte altre anche abbastanza improbabili. Le donne, le ragazze si vergognano delle mestruazioni, è un dato incontrovertibile anche se non tutte lo ammettono.

La Ong WaterAid ha creato, in occasione della giornata per l’igiene mestruale, una campagna che riprende alcuni cliché tipici degli spot dedicati a prodotti maschili come rasoi o deodoranti per riflettere sugli stereotipi pubblicitari, ma anche sulla differenze di genere.

Gli spot sono piuttosto esilaranti, ma vale la pena considerarli al di là di questo esito per quello a cui rimandano rispetto a un tema, tra gli altri, come quello dell’orgoglio di genere che in molti casi, o quantomeno su questo tema, non appartiene alle donne.

Water Aid ha utilizzato questi spot per sensibilizzare la collettività rispetto alla petizione che chiede al governo inglese affinché entro il 2030 ogni persona nel mondo abbia accesso all’acqua pulita e a servizi igienici adeguati – cosa che, fra l’altro, consentirebbe alle donne di affrontare il ciclo mestruale “in modo sano e dignitoso”.

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