Software, web design e innovazione sociale

La storia di Nunzio Gianfelice

Chi sei? Introduci te stesso come se fossi ad una cena informale

Sono Nunzio Gianfelice, ho 26 anni e ho studiato Informatica a Bari. Mi occupo di sviluppo software prettamente web. Ho cominciato un progetto con i miei amici che si chiama Meeting Points. Prima sono stato tutor didattico informativo, animatore turistico, cameriere, e programmatore per un’azienda. Attualmente sono anche informatico per Pop Hub, progetto di mappatura degli edifici dismessi, e web developer e designer per la piattaforma auLAB.

Cosa ti entusiasma maggiormente in questo momento?

La cosa che mi piace molto è quello che sono riuscito a trovare in Hub, di cui non conoscevo l’esistenza. Ho trovato un ambiente creativo, pieno di gente che si mette in gioco e di giovani con voglia di fare, quello che manca a molti ragazzi della mia generazione. Ho cominciato l’Università nell’anno della crisi e vedevo che tutto intorno a me crollava. Non c’erano prospettive al di fuori degli studi, e gli stessi professori non ci incoraggiavano. Vedevo quelli più grandi di me emigrare all’estero, mia sorella licenziata nonostante il contratto indeterminato, e la demoralizzazione che aleggiava…

Qual è il tuo passato? In cosa differisce da quello che sei adesso?

Sicuramente sono cambiato soprattutto per le esperienze degli ultimi anni. Ora mi ritrovo a gestire la contabilità amministrativa (con l’aiuto del mio collega Francesco) di un progetto molto grande, prima ero solo un informatico. Sono diventato molto più responsabile. Per esempio, mi rendo conto che un’anzienda, quando deve pagare uno stipendio ad un collaboratore, deve pagare una grossa somma di tasse allo Stato. Un’azienda, per assumerti, fa davvero dei sacrifici.

Su cosa stai lavorando adesso? Com’è nato il tuo progetto?

Io e miei amici stavamo insieme sia nei momenti di studio che in quelli di rappresentanza universitaria. Ci dicevamo che saremmo riusciti a fare qualcosa. Proprio il Presidente del nostro corso di Laurea ci consigliò di partecipare ad un bando del MIUR rivolto agli under 30.

Meeting Points è un progetto di ricerca senza formazione giuridica. L’obiettivo è costruire una piattaforma che offra non solo il profilo formativo delle persone alle aziende che ricercano personale, ma anche le competenze trasversali. Un team leader non è dinamico, è rigido, ma questa può essere una caratteristica determinante per l’inserimento in un determinato team di lavoro, e non proviene da una formazione. La domanda è “con chi ti troveresti bene?”, questo è il nostro scopo: formare team i cui membri siano compatibili. Oltre a questo, forniamo il servizio di ricerca lavoro.

Perché il tuo progetto si può considerare un’innovazione sociale?

Ho visto molta gente venire ad Hub per fondare qualcosa dall’estero. Prima vedevo tutti che volevano andare via, ora invece vedo tutti che vogliono tornare, pur con la consapevolezza dei problemi del territorio. Magari diventano loro autori del cambiamento. Sono cambiato dal “voler andare via” al “voler rimanere” a Bari. Ho avuto anche la fortuna di incontrare un coach che ha preso la nostra formazione universitaria e l’ha resa competitiva: Giancarlo Valente, anche lui hubber.

Puoi considerare il tuo progetto un’innovazione sociale?

Meeting Points rientra assolutamente nell’ambito della social innovation. L’innovazione sta nel momento in cui riesci a formare un team e a lavorare bene con lo stesso. Se si analizzano i “documenti di morte” delle startup americane, la maggior parte parla di incompatibilità del team. Bisogna avere un team saldo, oltre all’idea. L’innovazione è andare oltre le competenze.

Se avessi 10 milioni di euro da spendere durante il prossimo anno (non per scopi personali, ma sociali), cosa ne faresti?

Prenderei qualcuno con tanta esperienza, per esempio il fondatore di Linkedin che ha fallito in tante aziende e poi ha vinto. Lo porterei qui per acquisire la sua esperienza, che al momento è quello che costa di più sul mercato.

Qual è il tuo obiettivo? Cosa vedi all’orizzonte?

Siamo in versione test. Tra un anno dovremmo uscire sul mercato ed essere sostenibili senza l’aiuto del bando che abbiamo vinto. Ci dovremo adattare alle necessità delle aziende.

Perché hai scelto Impact Hub Bari e con quale frequenza lavori negli spazi dell’Hub?

Quando abbiamo vinto il bando, l’Hub stava per aprire a Bari. A noi serviva un posto dove stare e attraverso conoscenze comuni abbiamo scoperto questo spazio. Sono venuto qui quando ancora non c’era nulla. C’era solo un tavolo con il progetto degli spazi, ma era ancora vuoto. Io e il mio amico/collega siamo tornati dagli altri membri del progetto e abbiamo detto: “Il posto è andato: è l’Hub perché secondo noi sarà una cosa fighissima”. Quel giorno ho scoperto il coworking. E’ un concetto così innovativo che ho difficoltà a spiegarlo persino ai miei amici che lavorano a Milano, è fuori dal territorio italiano. Inizialmente eravamo scettici, ma in fondo ci siamo fidati sin dall’inizio. Io vengo qui a lavorare ogni giorno.

Cosa puoi offrire alla community?

Tanta allegria! Sicuramente posso offrire le mie competenze riguardo allo sviluppo software. Umanamente, quando ho visto lo spazio di Impact Hub ho pensato: “Non c’è posto migliore che io conosca al momento dove potessi stare. Hub ha prolungato quella sensazione di bellezza che sentivo all’Università, quando passeggiavo e conoscevo persone appartenenti ad altre Facoltà, chiacchieravo, mangiavo, andavo a prendere il caffè e il giorno successivo toccava ad un’altra persona. Un ambiente dinamico di persone. Qui ad Hub è la stessa cosa: non ti poni il problema di chi trovare, qualcuno lo trovi sempre: entri e conosci persone nuove. Per me ogni persona nuova che vedo entrare in Hub rappresenta la felicità, mi piace offrire un sorriso a tutti.

 

Per contattare Nunzio:

347/5515410
n.gianfelice@gmail.com
nunzio@meetingpoints.it

la foto di copertina è di Fabio Ingegno

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