THE ACT OF KILLING

L’atto di uccidere (The Act of Killing) è un film-documentario del 2012 diretto dal regista statunitense Joshua Oppenheimer, da Christine Cynn e da un co-regista indonesiano anonimo. Il film, prodotto da Signe Byrge Sørensen, è una co-produzione Danimarca/UK/Norvegia. Presentato in anteprima mondiale al Telluride Film Festival nel settembre 2012, il film è diventato subito un “caso” recensito dai critici di tutto il mondo. Nel giugno 2013 The Act of Killing è stato presentato il anteprima italiana al Biografilm Festival di Bologna dove ha vinto il Lancia Award per il miglior film attribuito a Joshua Oppenheimer dalla giuria internazionale presieduta dal direttore della fotografia Edward Lachman. Ha ottenuto la candidatura al Premio Oscar al miglior documentario 2014. Il film è stato distribuito in Italia da I Wonder Pictures in collaborazione con il Biografilm Festival nella versione da 115′ con il titolo L’atto di uccidere, e nella versione da 159′ con il titolo The Act of Killing – Director’s cut. Il film descrive la purga anticomunista avvenuta in Indonesia tra il 1965 e il 1966, che portò alla morte di mezzo milione di persone, raccontata dal punto di vista di due preman (gangster), Anwar Congo e Adi Zulkadry, diretti responsabili dell’uccisione di centinaia di uomini ed oggi rispettabili membri di organizzazioni paramilitari indonesiane. Ma i responsabili di questi crimini non si limitano a fornire testimonianze per il documentario: mettono in scena i propri crimini come protagonisti di un film, sviluppando la storia secondo i loro gusti e adattandola persino ai loro generi cinematografici preferiti – gangster, western e musical – inseguendo l’occasione di mostrare al mondo come un regime che si fonda su crimini contro l’umanità e che tuttavia non è mai stato perseguito, racconti se stesso per entrare nella storia. Anwar e i suoi ex complici creano la sceneggiatura, interpretano se stessi e impersonano persino le vittime, il film assume i toni di una catarsi. Qualcuno tra i protagonisti inizia a pentirsi delle proprie azioni, altri si interrogano preoccupati delle reazioni che il film potrebbe generare nell’opinione pubblica. In un crescendo angoscioso, il moltiplicarsi degli interrogativi aumenta la tensione drammatica del film, specialmente in Anwar. La sua esperienza cinematografica diventa un viaggio da incubo nel profondo delle sue emozioni inconsce fino a quando, per la prima volta nella sua vita, un profondo rimorso si sostituisce all’orgoglio. In programmazione il 17 aprile al PerSo Film Festival di Perugia

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