InCo-Molfetta

Incontrarsi

Se vi trasferite in terra straniera e non conoscete nessuno, quei pochi con cui avete un minimo contatto, solitamente in ambito lavorativo o scolastico (nel mio caso era lo stesso) cercheranno di farvi incontrare gente, nei modi più innaturali possibili.

Vi sentirete i classici single in mezzo a decine di coppie, che vogliono per forza presentarvi qualcuno d’interessante, sicuramente adatto a voi, che non ve la passate affatto bene, insomma, non riuscite proprio ad incontrare nessuno senza il prezioso, amorevole, esperto aiuto dei vostri amici.

Invece, le persone che cambieranno davvero la vostra vita s’incontreranno per caso, un giorno che nessuno avrà forzato niente. Nemmeno voi.

Il più delle volte non saranno del posto in cui abitate. Vivranno un po’ lontano.

Non si sa come i vostri amici conoscono sempre persone del posto in cui abitate.

Il più delle volte arriveranno dopo tempo. Dopo un mese, nel mio caso, neanche troppo.

Con i vostri amici non c’è mai da aspettare, restare soli è sconveniente.

 

Le persone speciali che ho incontrato in Lettonia esistono.

Hanno dei nomi speciali e una mente piuttosto sveglia.

Molti non sono italiani e cercano di tradurre quello che racconto (non è una supposizione, me l’hanno detto chiaramente), perché hanno capito, dopo un susseguirsi di fatti, che in fondo non parlo tanto, ma mi piace scrivere storie vere.

Spesso queste storie riguardano tutti assai da vicino.

Sono certa che si aspettino il racconto di qualche nostra incredibile avventura, specialmente uno di loro, che adesso chiamerò Aladino, perché aveva i capelli uguali e veniva dall’est.

Ad Aladino non ho potuto dire tutte le cose che penso e tutte le cose che, nello specifico, ho sentito nel cuore.

Ho realizzato che mi succede continuamente.

Eppure certe volte vorrei davvero non fosse così. Mi sento in colpa. Mi dispiace.

Spero sempre, quando scrivo una storia come questa, di recuperare qualche pezzo, di salvarmi un poco.

Certe volte, voglio far capire al mondo, io cammino su una strada e sembra che non me ne importi.

In verità, m’importa di ogni maledetto particolare, ma mi vergogno a dimostrarlo.

Aladino, per esempio, sarà convinto che io lo detesti, solo perché ho smesso di sentirlo.

Invece gli voglio ancora un bene dell’anima.

 

Aladino ed io eravamo nello stesso gruppo.

Questo gruppo era fatto delle persone che mi hanno accompagnata sino alla fine della mia esperienza in Lettonia, e persino oltre.

La ragazza portoghese e il bohémien francese sono venuti in Puglia qualche settimana fa, non ci potevo credere.

Quando sono andata a prenderli al porto di Bari, ho capito che il mondo è veramente strano e la vita, nel bene o nel male, ha molta più fantasia di noi.

La nostra missione era informare la gente del luogo circa le mille iniziative interculturali, Erasmus e non solo, attive su tutto il territorio lettone, e cuocere un uovo.

Ci avevano dato quest’uovo la mattina che dovevamo riportare cotto entro sera.

Uno stupido esercizio, che aveva soltanto il significato folle attribuitogli personalmente da ognuno di noi.

Aladino aveva avuto l’idea di viaggiare in autostop, perché chiunque si fosse fermato davanti ad un gruppo così variegato di persone avrebbe chiesto spiegazioni, prima o durante la tratta verso nuovi posti.

Quindi noi avremmo avuto occasione d’informarli, senza infastidire come fossimo promoter, ma iniziando a raccontare la nostra storia bellissima.

Aladino ha un fiuto per le storie che è anche un debole.

Mi somiglia in modo impressionante, ma è diversissimo.

Quanto all’uovo, non aveva alcun dubbio che avremmo trovato qualcuno della sua terra, con cui parlare la sua lingua. Quel qualcuno avrebbe capito e cucinato per noi l’uovo, senza interrogarsi troppo.

Di fronte alla perplessità generale, Aladino constatò che non avevamo mai trattato con gente della sua terra, sebbene sia ovunque, come gli italiani.

E da insolita italiana, quale mi ritengo, fui l’unica ad approvare la sua idea interamente.

Così Aladino, io e gli altri cominciammo a viaggiare in Lettonia in autostop.

Non avremmo più smesso.

Facemmo cuocere l’uovo nella kebabberia di Riga, che sarebbe diventata il punto d’incontro e il luogo preferito di ognuno di noi.

Consegnammo l’uovo sodo pieno di crepe nel guscio, ma decisamente intatto.

Era così che mi sentivo io.

La sera guardai Aladino e pensai che, dietro l’aspetto da terrorista e la stravaganza dei modi, taceva un’anima illuminata.

Lui pensò che ero cattolica e me lo disse dopo pochi giorni, con estrema rassegnazione.

 

La maggior parte dei giovani lettoni sta andando via per studio o lavoro, soprattutto in Germania e nel Regno Unito, in cerca di migliori offerte e stipendi più alti.

Perciò in Lettonia è attiva un’ampia rete di opportunità per ragazzi stranieri, affinché scelgano di trasferirsi, anche per lunghi periodi.

Le persone che ho incontrato e che sono diventate miei amici provenivano da tutte le parti del mondo, compresi Brasile, Stati Uniti, India e Giappone.

Pochissimi sono lettoni.

Le persone speciali che ho conosciuto venivano dall’est, Europa e fuori.

Da quando la Lettonia è entrata nella comunità europea, possiamo considerarla una terra di mezzo e di confronto fra due realtà ancora profondamente diverse, quelle di Occidente e Oriente.

L’Oriente ci vede liberi.

Ho riflettuto a lungo su quello che ce ne facciamo della nostra presunta libertà.

Su quel tanto che abbiamo in Occidente per sentirci ingrati, egoisti, superficiali ed infelici.

Infelici, sia chiaro, lo sono anche in Oriente, con un cuore distinto, problemi concreti e, se posso osare, ragioni più grandi.

Noi non sappiamo cosa vuol dire non poter scegliere. Chi sposare, dove andare, cosa mangiare, come cambiare.

Noi non sappiamo cosa vuol dire calibrare ogni singola parola per paura delle conseguenze.

Noi non finiamo in prigione.

Non veniamo uccisi.

Quando crediamo che succeda anche da noi ed è vero, si tratta dell’un per cento delle brutture che accadono in ogni momento in altre zone del pianeta.

Siamo eternamente insoddisfatti, ma non possiamo permettercelo.

 

Una sera Aladino ed io ce ne andavano mano a mano per la via.

Lui è un tipo che fa sempre qualche scherzo e battuta divertente, ti fa sempre ridere.

“Che c’è, Aladino?”

Si era fermato all’improvviso a guardare dall’altro lato della strada.

“Vedi lì?” mi chiese “Io mi sto divertendo, bevo e faccio festa tutte le sere. Quella signora vende calzini in mezzo alla strada. È vecchia e sta nevicando”.

Questo era Aladino.

Un pensiero triste fra mille sciocchezze.

Non solo un pensiero.

Quella volta che eravamo in gruppo, un passante cadde a terra.

Aladino andò a prenderlo, lo aiutò a sollevarsi e gli disse: “Bratan (che nello slang russo significa fratello), non dovresti bere così tanto. È solo martedì!”.

Così era Aladino.

Faceva un sacco di cose in un modo che non fa nessuno.

Toccava le spalle delle persone nei supermercati, chiacchierava con gli sconosciuti.

Diceva che ce n’è bisogno e che ognuno di noi ha il potere di migliorare l’umore degli altri, basta pochissimo.

“Oppure il potere di sconvolgere il loro equilibrio”

Aladino accese la sigaretta e mi guardò:

“Puoi dirlo, eh. Che ho sconvolto il tuo equilibrio”

Ovviamente parlavamo in inglese, ma ci parlavamo così.

Lui aveva una teoria sul perché c’eravamo incontrati, in tutto il casino delle nostre vite e culture: diceva che l’aveva voluto Allah.

Io dovevo sistemargli delle cose dentro e lui doveva sconvolgere il mio equilibrio, perché serviva.

“Forse siamo innamorati”

“No” gli ricordai “È un piano di Allah”.

 

Ad oggi quello che mi sento di dire sull’argomento è che Aladino aveva ragione.

Era decisamente migliore di me e degli altri, nonostante gli errori.

Quando faceva degli errori, stava sempre male, si scusava, cercava di rimediare.

Mi ha insegnato tanto.

La gente dell’est mi ha insegnato tanto.

I bambini dell’est mi hanno dato tanto.

Aladino era con me in Bielorussia quando ho cominciato a guardarmi intorno e a voler salvare i bambini.

Lui c’era all’uscita dei teatri dove vedevo spettacoli d’arte.

Ho dedicato tutto il mio tempo all’arte, ma in Lettonia mi sono chiesta se fosse davvero importante.

Aladino mi aspettava perché sapeva che per me lo è, ma lui badava ad altro, alle persone, ed era decisamente migliore di me.

Spero sempre, quando scrivo una storia come questa, di smuovere intimamente qualcuno.

Non conosco altri modi, anche se ci sto lavorando.

Non sono come Aladino che scombinava tutto.

Io ho paura di tutto, lui me lo diceva sempre.

Peró di Aladino mi sono fidata e, per il tempo che ci è stato concesso, ho volato sul tappeto magico.

 

Ringrazio Allah e tutti gli incontri che hanno segnato evidentemente una svolta nella mia vita.

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