Comunicare senza stereotipi: 6 luoghi comuni da sfatare sulle bambine, i bambini, le ragazze e i ragazzi che vanno a scuola

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Comunicare senza stereotipi: 6 luoghi comuni da sfatare sulle bambine, i bambini, le ragazze e i ragazzi che vanno a scuola

| 17 Novembre 2021 | Pubblicato in Blog

Quando parliamo di scolari, studenti e giovani in genere ricorrono alcuni stereotipi dei quali spesso non ci accorgiamo neppure. Che i maschi siano più portati per le materie scientifiche delle femmine, che i bulli siano tutti adolescenti maschi dei quartieri di periferia e molti altri che diamo per scontati.
Ne abbiamo scelti sei, raccontatecene altri vissuti nella vostra esperienza di studenti, genitori o docenti.

Perché la scuola possa essere davvero un posto in cui si può fare la differenza!

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I maschi sono più bravi in matematica, le bambine e le ragazze sono più portate per le materie umanistiche.

Falso. Questo stereotipo duro a morire è così fortemente radicato da incidere a livello esplicito e implicito sui comportamenti delle ragazze, sin da piccole, interiorizzato al punto di condizionare negativamente le loro prestazioni e l’apprendimento in ambito matematico e da incidere nelle scelte di indirizzo successive nonché sul futuro lavorativo e retributivo.
Le ricerche scientifiche dimostrano che in realtà non ci sono differenze sostanziali di genere nelle capacità di pensiero matematico durante la prima infanzia e questo dato non fa che confermare che le differenze nelle performance di maschi e femmine in matematica siano dovute a fattori sociali e culturali e non biologici. Nei paesi in cui c’è maggiore uguaglianza di genere, non a caso, il gap in matematica si riduce o annulla. Per ridurre questo gap, dunque, bisogna agire sull’aumento della parità di genere e intervenire come sempre sugli adulti: sui genitori, sugli insegnanti prima ancora che sui bambini.

Gli studenti e le studentesse con disabilità rallentano l’andamento della classe

Falso. Parlare di rallentamento presuppone che l’insegnante che abbia davanti a sé una classe intesa come blocco unico che viaggia a velocità costante e inarrestabile, con gli alunni con disabilità a ostacolare e rallentare questo moto perpetuo. Chiunque frequenti a qualsiasi titolo la scuola sa che non è mai così e che, al contrario, fare esperienza della diversità è sempre una fortuna oltre che fonte di crescita per tutti!In realtà la presenza di uno o più insegnanti di sostegno permette di migliorare il benessere di tutto il gruppo classe: il docente di sostegno, diversamente da quanto si crede, è infatti assegnato alla classe e non al singolo bambino con disabilità e il suo mandato è organizzare una proposta formativa per valorizzare tutte le intelligenze e le capacità degli alunni (potrà far questo facendo lavorare gli alunni a coppie e in tutoring, organizzando gruppi di cooperative learning e così via), realizzando unità di apprendimento attive e dinamiche.

Le studentesse e gli studenti stranieri in Italia sono sempre più numerosi

Falso. Diversamente da quello che si pensa la crescita numerica degli alunni stranieri in Italia ha subito un forte rallentamento negli ultimi anni.
“È più la costante decrescita degli studenti con cittadinanza italiana, diminuiti negli ultimi cinque anni di quasi 300 mila unità, a far sì che rimanga il segno positivo nell’incidenza degli studenti di origine migratoria. In sostanza, la percentuale di alunni stranieri in Italia aumenta anche perché diminuisce la popolazione scolastica italiana con cui raffrontarla.
La maggioranza degli alunni stranieri – il 63% – è nata in Italia. Si tratta dei cosiddetti immigrati di seconda generazione, bambini e ragazzi che in molti casi parlano l’italiano come prima lingua, tifano per il Milan e passano i loro pomeriggi all’oratorio. Figli di genitori nati all’estero, molti di loro sono italiani in tutto e per tutto, tranne che per i documenti.
Questo gruppo è cresciuto di 28 mila unità nell’ultimo anno, a fronte di una diminuzione di 16 mila unità degli studenti stranieri nati all’estero.”

I ragazzi e le ragazze non leggono più, sono ignoranti e sempre attaccati al cellulare

Falso. Secondo l’ISTAT la percentuale più elevata di lettori continua a essere, negli anni, quella dei giovani: 54,1% nel 2019 tra i 15 e i 17 anni, e 56,6% tra gli 11 e i 14 anni. In assoluto, il pubblico più affezionato alla lettura è rappresentato dalle ragazze tra gli 11 e i 19 anni (oltre il 60% ha letto almeno un libro nell’anno), mentre gli adulti leggono meno e sempre di meno.
Anche i frequentatori delle biblioteche sono soprattutto bambini e giovani fino a 24 anni.

Il bullismo a scuola riguarda solo contesti poveri e degradati e i bulli sono tutti adolescenti, maschi

Falso. In realtà più della metà dei casi nazionali di bullismo si sono verificati nel nord Italia e la maggior parte delle vittime sono di nazionalità italiana. Gli studenti stranieri risultano più spesso vittime dei bulli rispetto a coloro che hanno cittadinanza italiana.
Inoltre, se è vero che il 60% dei bulli sono maschi, le statistiche riportano che le ragazze siano più di frequentemente vittime di cyberbullismo: mentre tra il genere maschile prevalgono le forme dirette, tra le femmine la differenza tra quelle dirette ed indirette è minima, quindi più difficilmente identificabile. Non è neppure vero che il bullismo sia un fenomeno solo adolescenziale perché sebbene le richieste d’aiuto arrivino soprattutto da preadolescenti e adolescenti, l’età di esordio si sta abbassando e i primi episodi si segnalano addirittura intorno ai 5-6 anni, e in più di 1 caso su 4 le vittime hanno meno di 10 anni.

I giovani sono scansafatiche, svogliati e demotivati

Falso. L’ultimo bando per la selezione di 55.793 operatori volontari in servizio civile universale si è chiuso lo scorso febbraio: sono state 125.286 le domande presentate dai giovani interessati a vivere l’esperienza. Le domande dunque, ancora una volta, sono più del doppio dei posti messi a bando: 70mila giovani resteranno a casa. È l’ennesima dimostrazione di come la richiesta di civismo e impegno da parte dei ragazzi sia decisamente superiore a quanto il Governo ogni anno sia disposto a investire (è quello che accade con il servizio civile, ma si potrebbero fare altri esempi).

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